FESTIVAL E ABITI
Quando il total black si trasforma in noia
La seconda serata e l’esagerazione del rigore. Ma c’è stata anche della luce
Ormai è chiaro: questo Festival di Sanremo è votato alla privazione. Carlo Conti, padrone di casa, procede spedito e senza troppi intoppi, nemmeno quelli di un abito sbarazzino: in Stefano Ricci è impeccabile… Per un matrimonio. È la grande pecca della seconda serata all’Ariston: il rigore, forse un pizzico di snobismo pseudo intellettuale, si trasforma in noia. Ne sono portabandiera Enrico Nigiotti e Tommaso Paradiso che, a furia di semplificazioni, salgono sul palco con due look total black quasi gemelli con davvero poco da raccontare. Sono proprio gli outfit matchy-matchy il (forse involontario) fil rouge della seconda notte della kermesse: Masini & Fedez in Jill Sander riescono ad annoiare con un nero all over, LDA e AKA7Even ci provano in Pence 1979, in un gioco di specchi che contrappone T-Shirt e cravatta, giacca lunga e corta che, però, non basta a movimentare l’effetto finale. In un mare di nero, a cui cedono anche Laura Pausini, Lillo ed – eccezion fatta per la camicia a righe – Chiello, però, c’è stata anche della luce: è quella di Achille Lauro, in abito bianco Dolce&Gabbana, con gilet indossato come un top per lasciare libera la scollatura, impreziosita da un gioiello Damiani. Punta in alto anche Levante, in un Armani ricoperto di paillettes e cristalli che ha il colore del cielo, per risollevare l’umore dopo tanta oscurità. Apprezzabili anche le esagerazioni, perché – in fin dei conti – Sanremo è Sanremo e sforzarsi fino all’eccesso è meglio che fingere disinteresse. Promossa, dunque, la silhouette glaciale e fiammeggiante firmata Tony Ward Couture di Elettra Lamborghini, che speriamo abbia potuto riposare nonostante i «festini bilaterali», così come il cowboy J-Ax e Dargen D’Amico, avvolto dal Mordecai Cape, una cappa patchwork realizzata con tessuti d’archivio. Almeno ci hanno provato. I più belli della serata? Bresh, elegante ma fresco, e Pilar Fogliati che, con tre cambi look - Giorgio Armani Privé, Roberto Cavalli Couture by Fausto Puglisi e Giuseppe Di Morabito – ci ricorda che per questo Festival, forse, c’è ancora una speranza.
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