L’INTERVISTA
Se l’innocente in carcere fossi tu? Brindisi e il “Dubbio” su Garlasco
Il giornalista Mediaset parla alla Prealpina dopo il suo spettacolo a Milano. «È un caso spartiacque: ci sarà un prima e un dopo»
Il Dubbio che un innocente sia in carcere arriva a teatro. Sullo sfondo il volto in bianco e nero di Alberto Stasi che racconta quel 13 agosto 2007 quando la sua vita cambierà per sempre. L’ultima volta che Chiara Poggi sarà la sua “tata”. E lui il suo “tato”. Giuseppe Brindisi, vicedirettore Mediaset e conduttore di Zona Bianca, si spoglia dei suoi panni e impersona il Dubbio. Porta in scena il suo monologo “Potresti essere tu - Il caso Garlasco. Un’inchiesta a teatro“: oltre due ore in cui smonta sette indizi e analizza gli oltre cento errori giudiziari raccolti da Umberto Brindani, direttore di Gente, che ha dedicato allo stesso tema decine di copertine del suo settimanale. Giovedì scorso, 4 giugno, sul palco del Teatro Arcimboldi di Milano anche l’avvocato Antonio De Rensis, uno dei legali di Stasi, e il giornalista Alessandro De Giuseppe de Le Iene. La tesi che li unisce è quella dell’innocenza di Alberto Stasi, unico condannato per l’omicidio di Chiara Poggi. Uno spettacolo costruito sul ragionamento logico, che porta il pubblico a interrogarsi su ciò che nel processo ha funzionato e su ciò che forse non ha funzionato. Tra i temi, le nuove indagini che vedono come indagato Andrea Sempio, del quale i quattro chiedono di non mortificare la figura. L’8 maggio scorso la procura di Pavia gli ha notificato la chiusura delle indagini preliminari: è indagato, non condannato. La platea degli Arcimboldi era piena. Un pubblico informato, che ha accolto i giornalisti e soprattutto il legale come una star: lo hanno preso d’assalto, selfie e strette di mano, a fine serata non lo lasciavano uscire. Lo spettacolo è già andato in scena due volte; in autunno tornerà in cartellone e potrebbe arrivare nel varesotto, da Legnano a Varese. «Mi farebbe piacere, lo segnalerò alla produzione», ha detto Brindisi alla Prealpina.
Brindisi, qual è lo snodo del caso Garlasco?
«Credo che sia il titolo che ho scelto: Potresti essere tu. Un pericolo e una deriva che stiamo vivendo tutti attraverso questa storia. Siamo di fronte a un caso che fa da spartiacque, ci sarà un prima e dopo Garlasco. Io per primo al momento dell’omicidio non lo avevo seguito con particolare interesse».
A partire dal pubblico in sala, vediamo un’attenzione crescente del Paese.
«Credo che il ruolo dell’opinione pubblica sia fondamentale, non credo che si possa definire un eccesso di interesse. Anche perché in questo caso si è messa sotto al tappeto polvere radioattiva. Dal 2007 per troppo tempo c’è stata solo una narrazione, da una sola parte. È stato lasciato campo libero per raccontare una storia come si voleva».
Nello spettacolo emerge la costruzione mediatica di Stasi come il biondino, il ninja. Per questo ha impersonato il Dubbio?
«Era una mia esigenza. Un modo di informare e riflettere su questa storia. Da qui l’idea di portare in scena il Dubbio, condividere il mio monologo con questo progetto».
Si aspettava questo affetto del pubblico?
«In un primo momento non ho avvertito questa forza, ero concentrato. Ho poi rivisto la registrazione e ho visto che sono stato accolto da un’ovazione. Mi sono stupito perché si sente fisicamente il pubblico».
Tanti giornalisti portano la cronaca a teatro. È una nuova frontiera?
«Indipendentemente dal teatro, il giornalismo come lo abbiamo conosciuto non c’è più. Sta cambiando in modo irreversibile. Stanno mutando i modi di espressione e può essere anche un vantaggio. Pensiamo a YouTube come canale per esprimersi: per i freelance può essere una piattaforma dove guadagnarsi da vivere».
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