CLIMA FESTOSO
Sindrome del Grinch: odiare il Natale
Ci sono studi medici scientifici che ne attestano l’esistenza: non riuscire a gioire non è un capriccio

La sindrome del Grinch esiste. E lo dimostrano studi scientifici. Citata proprio con questo none in uno studio scientifico del 2010 pubblicato sul sito della National Library of Medicine del centro nazionale statunitense per le informazioni biotecnologiche, si collega in realtà alla sindrome da tachicardia posturale ortostatica, vale a dire da una sindrome che si caratterizza da un aumento notevole della frequenza cardiaca quando dalla posizione sdraiata si passa a quella eretta. Accompagnata spesso da debolezza, offuscamento della vista e vertigini, molti pazienti affetti da questa condizione hanno un cuore di dimensioni più piccolo del normale, con un volume sanguigno ridotto.
E il personaggio del Grinch, il burbero mostriciattolo che odia il Natale, creato nel 1957 da Dr. Seuss in un libro in versi in rima per bambini, ha proprio un cuore di due taglie più piccolo. Da qui, probabilmente, l’estensione del nome di questa sindrome a chi odia il Natale. O anche semplicemente non riesce a gioire del clima festoso natalizio.
In realtà c’è anche un altro studio, effettuato nel 2015 da otto tra ricercatori e professori in campo neurologico dell’Università di Copenaghen e pubblicato sul British Medical Journal, che, attraverso la risonanza magnetica funzionale, usata spesso come strumento in studi neurofosiologici che vanno a localizzare nel cervello umano centri emozionali e funzionali, ha posto a confronto l’attivazione di determinate zone del cervello e del livello di ossigenazione nel sangue tra persone che abitualmente festeggiano il Natale e altre che non hanno questa tradizione. Mostrando ai due gruppi immagini natalizie intervallate a immagini di altra quotidianità, si sono viste attivazioni cerebrali particolari e coinvolgimento di meccanismi biologici nel gruppo che festeggiava il periodo natalizio.
Del resto, ci sono riscontri che riconducono proprio a determinate zone del cervello sentimenti come la gioia, il dolore, il disgusto, il dolore. Per definire la tendenza di molte persone che, dopo aver festeggiato il Natale per anni, tendono a mostrare mancanza di spirito natalizio, nello studio del 2015 si parla di sindrome del “bah humbug”, espressione usata quando qualcuno non approva o non gioisce per qualcosa che approvano o per cui gioiscono gli altri , soprattutto in alcune occasioni. Come proprio le feste “comandate” quali il Natale.
Studi le cui risultanze, come sottolineano gli stessi ricercatori, vanno interpretate con cautela. E studi che soprattutto miravano, nel tentativo di localizzare con una certa accuratezza in una certa parte del cervello umano lo spirito natalizio, a compiere un primo passo per contribuire non solo appunto a una maggiore comprensione del ruolo del cervello nelle reazioni alle tradizioni legate a feste culturali, ma anche, dal punto di vista medico, per aiutare chi non ama queste festività ad attraversarle con maggiore leggerezza d’animo.
Perché sentirsi tristi, depressi, angosciati nel periodo natalizio, avere addosso la voglia di scappare da tutto e da tutti e non riuscire a gioire dell’atmosfera di felicità che sembra invece attraversare tutto il mondo che sta attorno, non è un capriccio. Ma si lega spesso a quell’area del nostro cervello che conserva le brutte esperienze e le brutte emozioni pregresse. Proprio come sempre nel cervello c’è una zona in cui abita il piacere e che viene attivata dall’atmosfera delle feste.
Insomma, quel sistema composto da quelle strutture neurali che portano le emozioni positive, il piacere, la gioia, l’euforia non riesce a superare la tristezza e la sofferenza provocate da traumi subiti o vissuti nel periodo delle festività. Da qui l’attivazione, a livello cerebrale, di stati di nervosismo, di malessere, di negatività fortissima. Stati che angosciano chi ne soffre e che spesso non sono compresi pienamente da chi invece non riesce a non essere euforico all’idea del Natale, delle riunioni di famiglia, dei pranzi, quasi che basti l’atmosfera natalizia e tutto quello che ruota attorno al 25 dicembre per essere felici e talvolta anche dimenticare, o fingere di dimenticare, per un po’ le brutture e le tristezze.
© Riproduzione Riservata