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Splash. In piscina spunta una coda

È tutto un gioco di caviglie, ginocchia e bacino a dare vita alla danza sinuosa in acqua. Seduti sulla spiaggia, si inizia facendo piccole rotazioni a gambe unite verso il cielo. Le caviglie e le ginocchia diventano snodabili. E poi ci si gira a pancia a terra. E ancora si prova e riprova con le gambe - rigorosamente unite - che volteggiano in aria. Arriva poi il momento di indossare la monopinna. E via, in acqua si inizia facendo i delfini. Qualche prova, il tempo di prendere dimestichezza e sicurezza per poi avventurarsi in mezzo al mare. Perché il vero «salto» arriverà dopo qualche ora di esercizio quando finalmente si potrà indossare il bellissimo costume: la coda da sirena. Cangiante e coloratissima è quasi un allegro costume di carnevale per bambine e bambini, un vestito di seduzione per le donne che si trasformano sirene per nuotare libere nel mare.
In un attimo, millenni di storie, miti e leggende diventano realtà grazie al mermaiding. Si nuota mostrando la pinna colorata. Altro che bacchetta magica, pozioni, incantesimi e scarpetta di cristallo: la disciplina dal nome inglese che tradotto è «simulare di essere una sirena». È nata come nata da una moda estiva, che prevede l’uso di una mezza tuta che racchiude il corpo dai fianchi ai piedi, terminante con una monopinna che evoca la tipica iconografia della sirena caudata. Nel 1984 è stato il film Splash diretto da Ron Howard - il Ricky Cunningham della serie tv statunitense Happy Days - a rendere popolare la cultura del mermaiding, ora diventata una disciplina da poter apprendere in piscina e al mare. Lo racconta l’istruttrice Maya Swati Devi che a Castellammare del Golfo (Trapani) al Centro Aquamarine (aquamarinesicily.com) insegna a grandi e piccini la disciplina. «Me ne innamorai ormai sette anni fa durante una vacanza a Bali: vidi delle ragazze statunitensi indossare la coda da sirena e nuotare nel mare in questo modo sensuale e unico. Io, già insegnante di yoga e ballerina volevo cimentarmi in questa nuova disciplina perché diventare sirena era il mio sogno, del resto c’è chi da bambina desidera essere principessa, io volevo diventare una sirena». E così, per Maya inizia il percorso fatto di studio, corsi e continui approfondimenti: «A Bali mi diedero tutte le informazioni, così una volta tornata in Italia organizzai la mia partenza per andare a studiare mermaiding in Florida». Dopo il primo corso negli States l’istruttrice è tornata in Italia e ha continuato con i corsi Fipsas. «Da un lato c’è la pratica gioiosa, divertente che può iniziare da bambini, dai 6-7 anni, appena si ha dimestichezza con l’acqua, si galleggia e soprattutto non si ha paura. Dall’altro per noi istruttori c’è tutta la sfera di attività che è legata alla sicurezza di chi si accosta alla disciplina del mermaiding e inizia a praticarla. Si parte con gli esercizi a secco, ovvero sulla spiaggia per imparare i movimenti base che sono nelle prime due posizioni supini e proni, muovendo le gambe - caviglia, ginocchia e bacino - per poi tuffarsi in mare. Si può imparare anche in piscina, ma essere sirene in mare, è tutta un’altra storia. Io amo la dimensione del mare e il nostro Mediterraneo è la capitale delle sirene». Tornando al tema della sicurezza in acqua, spiega: «Noi istruttori quindi abbiamo una preparazione iper accurata, anche perché l’evoluzione della disciplina consiste anche nel nuotare in apnea scendendo fino a 2 o 3 metri».
Diventando sirene - o tritoni perché l’esperienza è anche maschile - il bello arriva quando si riesce a nuotare liberi sott’acqua, facendo giochi ed evoluzioni. «Tutto il contesto delle sirene è divertente anche per i piccoli perché si tratta di far prendere forma ai sogni: partendo anche da quello che è una sorta di abbigliamento e accessori. E piace ai piccoli tanto che coinvolgono le mamme facendola diventare un’esperienza di famiglia. Crescendo ciascuno può approfondire e sviluppare la sua passione. Ci sono diversi livelli: si parte proprio dall’esperienza ludica e gioiosa».
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