IN COMMISSIONE
Stazione di Gallarate, «niente chiusura notturna»
L'assessore smentisce l'ipotesi. Ma mancano le telecamere
L’ipotesi di una chiusura notturna della stazione di Gallarate ha fatto discutere, ma il punto fermo arriva dalla commissione sicurezza: «non è prevista nessuna chiusura notturna». A chiarirlo è stato questa sera - martedì 10 febbraio - l’assessore alla Sicurezza Germano Dall’Igna, chiamato a fare ordine tra indiscrezioni e dati reali su uno degli snodi più delicati della città. Sicurezza fa rima anche con videosorveglianza. «Fa specie che una stazione così grande non abbia le telecamere» afferma Giovanni Pignataro (Partito Democratico).
Fraintendimento comunicativo
«Non è prevista alcuna chiusura notturna della stazione - spiega l’assessore - le informazioni circolate in tal senso non trovano riscontro nelle valutazioni in corso e sono riconducibili a un fraintendimento comunicativo». Un passaggio netto, accompagnato dalla ricostruzione del lavoro che l’Amministrazione sta portando avanti insieme a Rfi, Prefettura e forze dell’ordine. I confronti con Rfi, ha precisato Dall’Igna, sono costanti ma di natura tecnica: servono a monitorare le condizioni dell’area e a valutare possibili interventi migliorativi su decoro, funzionalità, infrastrutture e sicurezza percepita. «Nel corso dei confronti sono emerse criticità manutentive e igieniche – ha aggiunto – ma allo stato attuale non esistono impegni vincolanti, promesse operative o tempistiche definite». Una scelta di prudenza, per evitare annunci anticipati o soluzioni non sostenibili. Nel quadro generale si inserisce anche il rafforzamento del presidio nell’area della stazione, indicato tra gli obiettivi dell’assessorato. Il modello prevede postazioni fisse nelle fasce orarie più sensibili, pattuglie dinamiche, servizi appiedati, controlli sulle attività commerciali e un coordinamento continuo con Polizia di Stato e Polizia Ferroviaria. «La finalità è aumentare la presenza riconoscibile della Polizia Locale, migliorare la percezione di sicurezza e prevenire fenomeni di degrado», ha ribadito l’assessore. E anche se «non risultano promesse, non risultano impegni formalizzati e non risultano tempistiche definite» l’esponente di Fratelli d’Italia ammette: «oggi come non mai sono fiducioso».
Senza telecamere
Ad accendere i riflettori sull’assenza di videosorveglianza è stato il capogruppo del Pd, Giovanni Pignataro. «Fa specie che una stazione così grande non abbia le telecamere - afferma il dem - non sta né in cielo né in terra». Soprattutto perché la stazione e le vie circostanti sono finite spesso al centro delle cronache cittadine. In particolare c’è la zona della farmacia di Sciarè, indicata come area di spaccio evidente. Sul punto Dall’Igna ha confermato: «Le abbiamo chieste, ma ad oggi non risultano installate». Sulla stessa linea il consigliere Gnocchi: «La mancanza delle telecamere è sconcertante e deve essere uno dei primi punti su cui agire». Una richiesta trasversale che torna al centro del dibattito e che, insieme al tema della manutenzione e del decoro, resta uno dei nodi aperti.
Più cura, più sicurezza
Più ampio l’intervento di Gianluca Tonellotto, ex manager del Duc, che ha messo in discussione l’efficacia stessa di una eventuale chiusura: «Non avrebbe escluso i vandalismi notturni. Bisogna invece pressare con forza Rfi o chi governa questo hub». L’elenco delle criticità è lungo: monitor informativi mancanti, vetri spesso rotti, pannelli fonoassorbenti previsti ma senza una data certa e la questione dell’ascensore che verrà risolta nel 2026 (ma non si sa quando). «Partire da Malpensa e arrivare a Gallarate sembra di viaggiare nel tempo verso una stazione di cent’anni fa e - chiosa Tonellotto - non è ammissibile». La soluzione? Convocare a un tavolo («portando i referenti in stazione per vedere la situazione in prima persona») che impegni Rfi (e i soggetti competenti) su tempi certi e realizzazioni concrete.
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