DA FARE
E Vitaliano creò l’Isola Bella

Nel quattrocentesimo anniversario della nascita di Vitaliano VI Borromeo, con la mostra Vitaliano VI. L’invenzione dell’Isola Bella, si celebra colui che fece dell’isola una delle perle del barocco lombardo.
La prima sezione delle quattro su cui è sviluppata la mostra ripercorre le tappe salienti della vita del nobile. Il visitatore potrà conoscere Vitaliano attraverso lettere autografe, ritratti scultorei in marmo e terracotta, dipinti ad olio e medaglie commemorative. E dinnanzi ai progetti e alle ricostruzioni grafiche di un’imponente festa navale organizzata per le nozze tra Carlo IV, nipote di Vitaliano, e la nipote di papa Innocenzo XI, Giovanna Odescalchi, potrà comprendere con efficace chiarezza l’importanza attribuita all’isola per le strategie politiche familiari e, unitamente, riflettere su quell’espressione tipica dell’epoca che trovava nell’effimero, cioè nella realizzazione di apparati scenici temporanei e teatrali, una delle modalità predilette di espressione del gusto per la grandiosità e l’ostentazione tipiche della sensibilità barocca.
Nella seconda sezione è esposta l’idea vitalianesca per il Palazzo e i giardini, in cui interno ed esterno, natura lacuale e struttura architettonica cercano continue corrispondenze e alternanze. Sono i modelli e i disegni degli architetti Carlo Fontana e Andrea Biffi che, documentando, tra l’altro, lo stato delle fabbriche prima degli interventi voluti dal conte e il primo rilevante progetto del palazzo, forniscono le coordinate del cambiamento a cui è sottoposta l’Isola nel sesto decennio del Seicento. L’isola diviene, già prima della fine del secolo, meta obbligata del Gran Tour e i vedutisti, come Van Wittel, la celebrano.
Giunti alla terza sezione l’attenzione si sposta sugli interni del Palazzo dove il Biffi e Filippo Cagnola traducono in arredi, sculture, dipinti, stucchi, opere di ebanisteria l’allestimento barocco voluto dal committente. Tra i dipinti in mostra spiccano opere di Giovanni Saglier, del Cavalier Tempesta, di Bernardo Racchetti, Giovanni Stefano Danedi e del Montalto che testimoniano i nuovi generi pittorici emergenti in quel torno d’anni: nature morte, paesaggi, prospettive architettoniche.
L’ultima sezione è dedicata al cuore del progetto architettonico: il salone d’onore, che è lo spazio nel quale è ospitata la mostra. L’importanza di questo ambiente è testimoniata non solo dalla lunga fase realizzativa (sarà ultimato nel 1960 ad opera di Vitaliano X), ma anche dal ricco carteggio che lo riguarda e dai disegni conservati nell’Archivio Borromeo, alcuni dei quali inediti, studiati ed esposti qui per la prima volta.
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