TENSIONI INTERNAZIONALI
Il costo del pieno si impenna: benzina verso i 2 franchi
Anche in Svizzera aumenti enormi per i carburanti con il gasolio che è già fuori controllo. Si rischia di raggiungere i livelli più alti della crisi ucraina
Diesel alle stelle: con lo scoppio della guerra in Iran, il prezzo del gasolio in Svizzera si è impennato drasticamente. Secondo i dati del Touring Club Svizzero (TCS) il prezzo del diesel è aumentato dell’8,6%, un rincaro molto più marcato rispetto a quello della benzina, salita del 3,7%. Il TCS prevede che la stessa benzina di questo passo si avvicinerà ai due franchi al litro.
RISCHIO NUOVA IMPENNATA
Secondo alcuni esperti di energia si tratta di aumenti dettati da «opportunismo». «I prezzi dei carburanti e della nafta dovrebbero aumentare sensibilmente nei prossimi giorni», ha messo in guardia giorni fa Avenergy Suisse, l’organizzazione che riunisce gli attori del mercato petrolifero in Svizzera, commentando la situazione sul mercato internazionale. Il traffico marittimo nello stretto di Hormuz è quasi paralizzato a seguito di diversi attacchi contro navi mercantili. Alcune raffinerie hanno inoltre ridotto notevolmente le loro capacità. Se il gasolio ha raggiunto costi proibitivi alla pompa, le prospettive non sono affatto buone nemmeno per la benzina. Secondo Tcs, infatti, nei prossimi giorni il suo prezzo è destinato ad aumentare fino alla soglia dei due franchi al litro. «In base ai prezzi di mercato pubblicati a Rotterdam, sono previsti nuovi aumenti», ha affermato Erich Schwizer, esperto del settore presso il TCS.
EFFETTO GUERRA
Anche se il TCS non fa generalmente previsioni, è possibile effettuare stime «sulla base dei dati di borsa». Schwizer stima che il prezzo medio al litro della benzina senza piombo 95 raggiungerà in questi giorni 1,90 franchi. Il diesel dovrebbe costare 2,20 franchi. Siamo di fronte a un aumento del 70% rispetto al 27 febbraio, il giorno precedente lo scoppio della guerra in Medio Oriente. I prezzi sono proiettati a raggiungere il livello più alto dalla crisi energetica scatenata dal conflitto in Ucraina alla fine di febbraio 2022. L’andamento ovviamente è dettato dalle quotazioni del petrolio. Il fattore determinante è la situazione nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto del commercio mondiale dell’oro nero mondiale.
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