LA COINCIDENZA
Three Mile Island e la “sindrome cinese”
Nella confusione e nella concitazione nessuno capisce cosa stia succedendo

Mercoledì 28 marzo 1979. Anche a Middletown da 12 giorni è uscito al cinema La Sindrome Cinese, un film con Jane Fonda - molto nota per le sue battaglie ambientaliste - e Jack Lemmon. Racconta di un incidente in una centrale nucleare, dei tentativi di insabbiamento dei “poteri forti” e del rischio della “sindrome”: la fusione di un nocciolo di un reattore può perforare anche la crosta terrestre “in teoria fino alla Cina”, e nulla può fermarlo. Una catastrofe inimmaginabile, e milioni di vittime.
Middletown, 11 mila abitanti sul fiume Susquehanna, è un sobborgo di Harrisburg, la capitale della Pennsylvania. Di fronte, sull’isolotto di Three Mile Island, dal 1974 è in funzione una centrale nucleare. Le torri dei due reattori, alte 115 metri, svettano sulla città, ma la comunità non si preoccupa, anzi. Quegli enormi bollitori sono un’opportunità: posti di lavoro, ottimi stipendi e sicurezza garantita. Soprattutto in quei giorni: il prezzo del petrolio sale, l’industria del carbone e dell’acciaio è in crisi, i cittadini fanno la coda per la benzina. Bisogna trovare nuove fonti energetiche e il nucleare sembra la soluzione: il progresso avanza tra frutteti e campi ben coltivati.
Alle 4 del mattino, però, alla centrale si sentono forti rumori. Sembra un tuono, decine di allarmi iniziano a suonare contemporaneamente. Il problema è un guasto al sistema di raffreddamento del reattore 2, un “scintillante successo”, come lo ha definito il vicesegretario per l’Energia John F. O’Leary. Invece manca meno di un’ora alla fusione del nocciolo e alla catastrofe nucleare, ma nella confusione e nella concitazione nessuno capisce cosa stia succedendo. Nemmeno le autorità, che nei due giorni successivi mandano messaggi rassicuranti ma contraddittori.
Per Walter Creitz, il presidente della Metropolitan Edison proprietaria del reattore, i livelli di radioattività sono infatti “molto bassi e certamente non hanno costituito un pericolo per i residenti”, ma il 30 marzo il governatore Richard Thornburgh, per un “opportuno eccesso di prudenza”, fa evacuare le donne in gravidanza e i bambini fino a 16 km da Three Mile Island. Contemporaneamente gli altoparlanti della polizia invitano a non uscire di casa, a serrare porte e finestre: misure precauzionali - dicono - ma gli esercizi commerciali e le scuole chiudono “fino a data da stabilirsi. Insomma, come dice in Tv il famoso anchorman Walter Cronkite, “le contraddizioni, la confusione e le domande aleggiano nell’atmosfera come particelle nucleari”.
Così, mentre in città arrivano i furgoni delle televisioni e molti si chiedono se l’uscita del film La sindrome cinese sia una coincidenza o parte di un complotto, il weekend - racconterà anni dopo l’infermiera Mary McCarthy - “sembra la fine del mondo: la gente scappa da casa e dagli uffici, il traffico è paralizzato, alcuni gridano, altri suonano il clacson all’impazzata. Del resto, compaiono i primi sintomi: nausea, vomito, diarrea, uno strano sapore metallico in bocca, piaghe sulla pelle.
Oltre 140 mila persone fuggono, ma il 1° aprile l’allarme sembra rientrare, inizia lo spegnimento controllato del reattore e la quantità di radiazioni disperse nell’ambiente non suscita eccessiva preoccupazione. L’emergenza finisce, ma l’incidente di Three Mile Island diventa il simbolo dei rischi del nucleare - sette anni prima di Chernobyl - e sensibilizza l’opinione pubblica: negli Stati Uniti non si costruiranno altre centrali fino al 2012. Fortunatamente non vi furono vittime.
Nondimeno, nel 2008 l’Istituto della Sanità certificò nella zona un aumento dei tumori del 50% rispetto alla media, ma - sottolineò - “i risultati non forniscono un nesso causale con l’incidente di TML”. Non tutti ci scommetterebbero, a dir poco. Eppure ancora oggi il problema delle fonti energetiche rimane improrogabile e - come sostenne il presidente Jimmy Carter - nonostante le “negligenze molti gravi” del governo “non possiamo chiudere le porte all’energia nucleare”. Come dire: avanti, ma con prudenza. Il dibattito è ancora aperto.
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