COPYRIGHT
Topolino è libero, ma forse non è una buona cosa
Nel 2024 scade il Mickey Mouse Protection Act: il personaggio sarà a disposizione di chiunque, senza dover chiedere autorizzazioni

Il copyright è da sempre un tema discusso, specie per quanto riguarda le proprietà cosiddette intellettuali. I diritti per la riproduzione di prodotti dell’ingegno senza l’autorizzazione dell’autore sono infatti tutelati da leggi che, nei vari paesi, ne stabiliscono in particolare la durata.
Negli Stati Uniti fino alla fine del XX secolo, il creatore di un’opera artistica registrata era il detentore unico della possibilità di utilizzo della stessa per 75 anni. Nel 1998 però venne emanato il Copyright Term Extension Act che prolungava di due decadi la scadenza dei diritti di copyright, portandoli così a 95 anni. Pochi sanno, almeno a queste latitudini, che quell’atto oltre oceano è più comunemente chiamato Mickey Mouse Protection Act. Per chi non fosse pratico di fumetti, Mickey Mouse è quello che noi chiamiamo Topolino. Il quale ha dato il proprio nome a quel provvedimento perché fu proprio la Disney a usare tutto il potere politico in proprio possesso per proteggere i diritti sul simpatico ratto, pubblicato per la prima volta dal geniale artista statunitense nel lontano 1928.
Non ci vuole la calcolatrice per capire che, nonostante la posizione della potente casa di produzione americana, ormai ci siamo: dal 2024, Topolino sarà a disposizione di chiunque, senza bisogno di chiedere autorizzazioni a nessuno come avvenuto fino ad ora. Rischiamo quindi di vedere un topo in pantaloncini rossi che si destreggia con Superman e Batman in uno dei prossimi film di supereroi? O magari protagonista di una pubblicità del tonno in scatola? Per fortuna no, perché la Disney, o meglio, i suoi avvocati hanno saputo far valere un principio che preserva l’utilizzo anomalo di quella che è un’icona assoluta della cultura pop del ’900.
I diritti che scadono infatti, sono solo quelli relativi al Mickey Mouse presente nel leggendario cortometraggio che lo ha reso famoso in tutto il mondo, ovvero “Steamboat Willie”, disegnato da Walt Disney e Ub Iwerks. In esso, diffuso per l’appunto a fine anni ’20, troviamo già altri personaggi poi rimasti dei capisaldi delle avventure del saccente topastro, come l’amata Minnie e il turpe Pietro Gambadilegno ma la loro riproduzione libera sarà autorizzata esclusivamente nella versione che si può apprezzare nel breve film presente anche su YouTube: quindi in bianco e nero e con caratteristiche estetiche che li rendono molti differenti dai personaggi con i quali sono cresciute intere generazioni nei decenni successivi.
Per utilizzare i quali sarà appunto necessaria l’autorizzazione della Disney. Una piccola vittoria per la casa di produzione e, perché no, per tanti appassionati che non vedranno i propri eroi vittime di un delirio che, in nome del postmoderno, ha portato a minestroni insensati che mettono insieme contesti artistici spesso incompatibili per meri interessi commerciali. Finché si tratta di mettere la faccia di Giorgia Meloni che arringa la folla al posto del volto dell’urlo di Munch, è un conto. Si tratta di satira e chiunque ne sia soggetto non può che farsi una risata, ma l’abuso dell’opera altrui per guadagno personale va fermato in ogni modo. E questo tema, in tempi di intelligenza artificiale, andrebbe approfondito per proteggere non solo la Disney, ma tanti produttori di contenuti intellettuali meno potenti che vedono il proprio lavoro utilizzato indebitamente.
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