SALUTE
Tosse e rischio polmonite: colpo di coda dell’influenza
Boom di ricoveri e di telefonate ai medici di base
Tosse folle. E una diagnosi che fa ancora paura: polmonite. Le conseguenze dell’influenza possono essere gravi. Senza fare terrorismo psicologico, quest’anno chi prende l’influenza rischia di stare parecchio male e di avere complicanze respiratorie. Fino alla polmonite. I casi si moltiplicano anche senza finire in ospedale. Eppure molte sono le persone ricoverate nelle ultime due settimane del 2025 e ancora adesso per avere preso una brutta influenza.
Le complicanze
«I pazienti sono in aumento, le complicanze portano a ricoveri per influenza e i pazienti vengono messi in isolamento, per evitare che contagino altri malati», spiega il presidente nazionale di Fondazione Fadoi Francesco Dentali, a capo del Dipartimento di Area Medica di Asst Sette Laghi.
La conseguenza che più fa preoccupare è dunque la polmonite. La insufficienza respiratoria fa spaventare e correre in ospedale. Non è sempre necessario il ricovero, naturalmente.
«Nonostante il vaccino»
L’influenza che non passa e che può aggravarsi in varie forme è il leit motiv delle chiacchiere tra conoscenti: «Mi sono vaccinato eppure mi sono ammalato lo stesso». Chiaro che i virus che “girano” sono innumerevoli e il rischio di essere messi Ko da sindromi influenzali è enorme.
Eppure molte delle polmoniti più diffuse in questa fase sono batteriche. «Ho mandato in Pronto soccorso tre persone nelle ultime due settimane per sospetta polmonite, sono state ricoverate: tutte tra i 60 e i 70 anni e due non vaccinate contro l’influenza». Questa la testimonianza di Andrea Montonati che è medico di base a Varese e componente del Comitato aziendale di Asst Sette Laghi. «In controtendenza con l’effervescenza del virus influenzale della fine dell’anno, nella prima settimana del 2026 c’è stato un incremento dei contagi».
Il picco
I due terzi dei pazienti, in questi giorni si rivolgono ai medici di base per sintomi influenzali o collegati all’influenza. In Lombardia, sempre nella prima settimana del 2026, l’incidenza è stata di 11 casi per mille assistiti. Il picco dovrebbe essere passato ma dopo le vacanze di fine anno c’è stato un nuova crescita dell’incidenza, non attesa.
Campanelli d’allarme
Quali sono i segnali ai quali porre attenzione, quando si ha l’influenza e per evitare complicanze? «Non c’è un temine oltre il quale allarmarsi, ogni singolo paziente fa storia a sé - dice il dottor Montonati -. Bisogna però stare attenti se la febbre non scende nell’arco di pochi giorni con i farmaci e da subito se si ha dolore toracico o una limitata capacità respiratoria: spesso ci sono sovrainfezioni batteriche e si tratta di polmoniti». Bisogna rivolgersi dunque al proprio medico di base che valuterà se programmare esami del sangue o approfondimenti. Se i sintomi hanno carattere d’urgenza ci si deve recare al Pronto soccorso oppure se le condizioni non sono gravi agli hotspot o alla continuità assistenziale, quando non sono presenti i medici di base.
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