GUARDIA DI FINANZA
Truffe delle auto di lusso. Smantellata la banda
Busto Arsizio, indagine internazionale, giro da un milione. Nove denunce
È un meccanismo sofisticato ingegnoso quello studiato dalla banda smantellata da un pool internazionale, di cui la finanza distaccata in procura è capofila: nove i soggetti per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, tutti rom specializzati in raffinate attività illecite che in un paio di anni hanno incassato un milione di euro. L’accusa è di autoriciclaggio e truffa, il business ruotava intorno alle macchine di lusso e coinvolgeva partner polacchi che nel settore ripulivano i guadagni del narcotraffico.
SPOOFING
Sono sempre battezzate con un anglicismo le tecniche criminali più evolute. Spoofing è la parola chiave dell’indagine condotta sotto l’egida di Eurojust con la procura di Cracovia, la polizia polacca, i carabinieri di Udine e Rete@on, che è un ramo della Dia. Si tratta di una frode informatica che consente di falsificare email, numero telefonico, indirizzo IP. L’organizzazione di nomadi ne faceva largo uso.
Gli indagati seguivano i siti dedicati alla compra vendita di veicoli di alto livello. Si fingevano interessati all’acquisto, si presentavano tirati a lucido e pagavano Porsche, Maserati, Lamborghini, Tesla con un assegno circolare taroccato da falsari di prim’ordine che approntavano anche documenti di identità perfetti. A garanzia della solidità economica contattavano la banca davanti al venditore: numero di telefono autentico, interlocutore preparato e informato sulla posizione del correntista, risposte esaustive. Tutto grazie alla tecnica dello spoofing, che devia temporaneamente la chiamata su un’altra utenza, quella dei truffatori appunto.
AUTO FANTASMA
Una volta firmato il passaggio di proprietà, il falso acquirente andava in un’agenzia di pratiche automobilistiche per modificare l’intestazione al pra e chiedere la radiazione del mezzo per l’esportazione.
A quel punto la palla andava oltre la cortina di ferro: un commerciante di usato polacco pagava il veicolo in contanti, veniva siglata la cessione, poi si passava all’immatricolato e alla reimmissione sul mercato.
Per venire a capo di un traffico così articolato la procura di Busto ha dovuto unire le forze investigative con la procura europea: due anni di confronti, di scambi di dati, di incontri all’Aja, in Polonia, a Roma. Tutto iniziò a Busto perché lì vive il primo di una lunga serie di venditori raggirati. Gli inquirenti sono riusciti a recuperare e a restituire diciotto macchine, ma sono molte di più quelle disperse nel nulla. L’appello dell’autorità giudiziaria è quello di non fidarsi mai dei mercati online e di non abboccare a telefonate, mail, messaggi, avvisi anche se appaiono sicuri e certificati. Servirebbe un manuale di sopravvivenza per tutelarsi dalle truffe, ma non sarebbe mai abbastanza aggiornato.
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