AMICIZIA
Un Halloween per bambini con la letteratura
La serie con protagonisti Zucca, Osso e Pelliccia. Una storia per i più piccoli che insegna l’amore per la scrittura

Piccole storie con alla base l’amicizia. Piccole storie dove protagonisti sono mostri. Ma non mostri spaventosi. Mostri divertenti, ridicoli fin da come se li era immaginati il loro creatore letterario, Davide Calì, che per Nomos Edizioni ha dato il via alla serie che ha per protagonisti Zucca, Osso, Pelliccia. E anche Straccio e Giorgio. E che l’illustratore Stefano Martinuz ha tracciato in bellissime immagini.
Ed ecco dunque che mentre torna disponibile il primo titolo, Zucca, Osso e Pelliccia non fanno paura a nessuno, con al centro Halloween, esce anche il secondo titolo della serie, Giorgio mostro timido.
«Mi sono sempre piaciuti i mostri, da bambino ho sempre letto storie di mostri. Sono un mio grande amore, fin dai mostri classici del cinema degli anni Cinquanta e Sessanta. E quando con Nomos, con cui come direttore artistico avevo già collaborato per un paio di uscite natalizie, si è parlato di realizzare un’idea di libri un po’ tematici su alcune festività, è uscito questo cast di personaggi mostruosi, ma che io già immaginavo semiseri, e che Stefano Martinuz ha illustrato in maniera eccezionale». Così Davide Calì racconta la nascita di questo gruppo di amici mostri simpaticissimi.
«Nella prima storia - prosegue l’autore - questi mostri che non fanno paura scoprono per la prima volta Halloween, come succede ai bambini che vengono portati a una sfilata. Nella seconda i personaggi stanno crescendo». E appare anche Straccio, il fantasmino loro amico che nel primo era solo di passaggio. Oltre a Giorgio, il mostro timido che Calì ha inserito tra i personaggi partendo proprio da un disegno di Martinuz che gli era piaciuto e che gli amici cercano di aiutare a vincere il problema, appunto, della grande timidezza.
Senza voler lanciare messaggi, ma con il desiderio di scrivere bene una storia. «Io vengo dal fumetto - spiega ancora Calì - per anni ho scritto e disegnato per adulti e all’albo illustrato sono arrivato vedendo soprattutto cosa fanno i francesi. Per me l’albo illustrato è diventato il mezzo, lo strumento naturale per raccontare storie, non penso mai a un messaggio. Che può prendere forma in modo naturale, ma non è la mia partenza. In Italia c’è ancora un fortissimo pregiudizio, radicato: che il libro debba insegnare qualcosa, come se fosse un corso. Io credo che se scrivi una storia bella, già insegni qualcosa: l’amore per la scrittura. Ricordando che semplificare non significa banalizzare».
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