IPOCRISIA
Un Paese conciato per le feste
Il nuovo episodio dello psicodramma dell’educazione sentimentale

Spiace dover tornare su argomenti trattati di recente, ma l’Italia è uno di quei posti nei quali puoi sempre aspettarti sorprese, dietro ogni angolo si cela un imprevisto e ogni porta nasconde un brutto scherzo. In pratica il tunnel dell’orrore al Luna Park. E così, rieccoci sul tema dell’educazione sentimentale, tanto cara a tutti di questi tempi e che non poteva fin dal primo giorno non tramutarsi in una mezza farsa. O, per meglio inquadrarlo, nella solita tragicommedia dalla quale emerge il peggio del nostro miserando paese.
Già ci siamo espressi sull’ipocrisia di edulcorare il tema parlando di relazioni e non di sesso, ma siamo stati ingenui. Avremmo dovuto essere più lungimiranti e capire che il problema è ben più profondo, ma per fortuna ci ha pensato la politica italiana ad aprirci gli occhi. Il riferimento è alla truce vicenda relativa alla commissione che avrebbe dovuto fare da garante al piano “Educare alle relazioni” elaborato dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara.
Già la selezione dei tre componenti dà la sensazione che sia stata seguita una sorta di manuale Cencelli degli stereotipi: una suora, una lesbica e un’avvocata. La croce, i diritti delle minoranze e la legge. Il perfetto equilibrio, si dirà, e forse è stato questo anche il pensiero del ministro. Peccato che, andando a ben guardare, qualcosa non torna. La suora è Anna Monia Alfieri, pezzo grosso della CEI, sostenitrice della scuola privata e spesso ospite a Quarta Repubblica su Rete4 al grido di «gli episodi omofobi tra i banchi di scuola sono le prove della vita» alle quali i ragazzi «vanno preparati con l’educazione cattolica che è educazione alla cura».
Alla cura da cosa? Ma andiamo avanti: l’avvocata è Paola Zerman, già candidata col partito della Famiglia di Mario Adinolfi, profondo avversatore di qualsiasi apertura alle tematiche Lgbtq+, professandosi essa stessa “candidata a difesa della famiglia”. A difesa da chi? In mezzo la povera Anna Paola Concia, lesbica, da sempre in prima fila nella battaglia per i diritti civili che da sette anni collabora proprio con il ministero ora retto da Valditara, da quando cioè importò dalla Germania, dove vive con la moglie, un progetto di formazione per insegnanti al quale l’anno scorso hanno aderito ben 30mila docenti in tutta Italia.
Ci sarebbe piaciuto assistere a una riunione di questo mal assortito trio ma purtroppo non sarà possibile in quanto la commissione è stata cancellata a seguito dell’unica situazione nella quale la politica nostrana riesce a essere bipartisan: la polemica. Valditara ha affermato che i campi differenti dai quali provengono le candidate avrebbero potuto essere la prova che di fronte alla violenza contro le donne si può essere uniti, ma evidentemente aveva fatto male i suoi calcoli.
Secondo la Concia, dietro la decisione ci sarebbero le pressioni sul ministro da parte del centro-destra, poco incline ad accettare la presenza di una lesbica femminista in un ruolo del genere. Quale che sia la verità, in questo contesto modello barzelletta “un italiano, un francese, un tedesco”, non possiamo esimerci dal prendere a prestito la sempre attuale definizione della politica italiana coniata da Ennio Flaiano nel lontano 1956: «La situazione è grave, ma non seria».
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