DA CONOSCERE
Una questione di naso

La scrittrice francese Delphine Gay de Girardin sosteneva che l’istinto è il naso della mente. Attorno a un senso come l’olfatto e a un organo come il naso si sono sviluppati modi di dire che li pongono come strumenti importanti su cui fare affidamento. Italo Calvino era convinto che non ci sono parole né notizie più precise di quelle che riceve il naso. E il termine “naso” è anche quello con cui si definisce un mestiere antichissimo, nato oltre quattromila anni fa, ma affinatosi nei secoli fino ad affermarsi con la nascita della profumeria moderna nella II metà dell’Ottocento. Una professione a cui si accede con un percorso di studi lungo: perché essere “naso” profumiere non è solo una questione di dote, ma piuttosto è lavorare con un senso che si allena, proprio come tutti gli altri. «Un percorso – sottolinea Emanuela Rupi, socia e attualmente anche presidente di Mouillettes & Co., realtà nata a Parma da Maria Grazia Fornasier e che sviluppa percorsi di formazione, consulenza ed eventi legati al senso dell’olfatto – che parte da una passione, ma per il quale poi servono dedizione, studio e apprendimento. Esistono scuole in Francia a cui si accede come percorsi post-universitari e per i quali sono richieste lauree in chimica, farmacia, biologia. Si pensa a un mestiere basato solo sulla creatività, che è sicuramente un talento che rappresenta un valore aggiunto, ti diversifica, ma invece si costruisce su una preparazione metodica».
E una preparazione chimica è basilare per assemblare le materie prime da cui avvengono reazioni che danno vita ai profumi. Percorsi istituzionali sono le scuole francesi Ispica e l’École Supérieure du Parfum a Parigi, e il Gip di Gasse, per fare alcuni esempi professionalizzanti: e si tratta di percorsi che richiedono anni. Due di frequenza continuativa del master con alternanza in azienda del settore per l’Ispica, da cui si esce con un diploma di assistente profumiere, mentre «si diventa profumiere a tutti gli effetti – prosegue Emanuela Rupi – dopo aver affiancato per almeno tre anni un profumiere senior». Il percorso al Gip dura dodici mesi, ma alla fine dell’anno scolastico è obbligatorio una stage di sei mesi in aziende prima del titolo di assistente profumiere. E a tutte, come accennato, si accede comunque con una laurea. «La profumeria – spiega ancora la presidente di Mouillettes & Co. – è tanta sperimentazione: ogni struttura olfattiva è composta da tante materie, e una volta che le conosco devo imparare a combinarle anche nelle proporzioni, con dosaggi dei componenti che non sono liberissimi, e questo a tutela della salute del consumatore, ma regolate da precise normative date dall’ente preposto a livello internazionale, l’Ifra». Libertà creativa sì, ma preservando sempre la salute di chi utilizza il prodotto finale. In Italia non esiste una vera e scuola professionale: ci sono percorsi di formazione, anche all’interno di università, a volte strutturati anche per affrontare i test di ammissione nelle scuole francesi o per aziende che si impegnano poi a far concludere all’aspirante “naso” il percorso formativo completo. «Noi – conclude Emanuela Rupi -, forti anche della grande tradizione di Parma nella profumeria, che risale a duecento anni fa, con la Violetta di Parma legata a Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone, e prosegue per esempio nel 1916 con la nascita dell’Acqua di Parma e negli anni Quaranta e Cinquanta con la nascita di molte piccole aziende, a gennaio, in collaborazione con l’Università di Parma faremo partire il primo master universitario di profumeria e cosmesi».
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