L’USANZA
Una Sacra Rappresentazione lunga 800 anni
Il presepe è uno dei simboli più religiosi del Natale: l’intento era capire il mistero della nascita di Gesù

Il Bambino, una mangiatoia, l’amore degli uomini e quello di Dio. È il presepe, uno dei simboli più intimi e religiosi del Natale che, in questi giorni, decora case, chiese, luoghi di culto e non dove si racconta in modo diverso il mistero e la gioia di quanto avvenne nella Betlemme di oltre duemila anni fa. Per tradizione vi compaiono tutti i personaggi e gli scenari raccontati nei Vangeli. E, quindi, la grotta o la capanna, la mangiatoia dov’è posto Gesù Bambino alla mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre. E poi Giuseppe e Maria, i Magi, i pastori, le pecore, il bue e l’asino, gli angeli e la stella di Betlemme.
Nel corso dei secoli e, in particolare negli ultimi anni, specialmente in Italia, il presepe è cambiato, arricchendosi di personaggi più o meno contestualizzati, introducendo meccanismi di movimento, luci e musica. Oppure per realizzare la rappresentazione sono usati i materiali più disparati e, ancora, viene realizzata nei posti più disparati, in qualche grotta, in cima a una montagna o sotto le acque del lago, senza dimenticare la variante del presepe vivente, in cui agiscono persone reali.
La più antica raffigurazione della Vergine con Gesù Bambino è raffigurata nelle Catacombe di Priscilla sulla Via Salaria a Roma, dipinta da un ignoto artista del III secolo. Mentre il primo presepe scultoreo si ritiene sia quello di Arnolfo di Cambio nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Giotto fu invece il primo pittore a raffigurare, a Padova, nella Cappella degli Scrovegni, una Natività più realistica, con dettagli naturalistici. La tradizione pittorica di raffigurare la Natività fu seguita poi dalla rappresentazione tridimensionale, allestita in occasione delle festività natalizie, ossia a ciò che comunemente si intende oggi con il termine presepe.
Questa usanza, all’inizio prevalentemente italiana, ebbe origine all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 e quindi, esattamente ottocento anni fa, realizzò a Greccio, situato in provincia di Rieti, la prima rappresentazione della Natività, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da papa Onorio III. Francesco era tornato da poco dalla Palestina e, colpito dalla visita a Betlemme, intendeva rievocare la scena della Natività in un luogo, Greccio appunto, che trovava tanto simile alla città palestinese.
Tommaso da Celano, cronista della vita di San Francesco descrive così la scena nella prima Vita: «Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l’asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme». L’intento del Santo poverello era quello di far capire a un popolo lontano dagli insegnamenti cristiani, l’evento misterioso della nascita di Gesù. E così Greccio ebbe il privilegio di vedere la realizzazione del primo presepe vivente, con l’attiva partecipazione di Giovanni Velita, amico devoto del Santo, Signore di Greccio e, del popolo che corse alle grida degli araldi inviati dal Santo ad annunciare l’evento e che ha elevato Greccio a punto di riferimento della Cristianità.
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