CARITA’ E RESPONSABILITA’
Abiti ai bisognosi: la solidarietà non è una discarica
Scarpe bucate, indumenti strappati: alle associazioni troppi doni inutilizzabili
Fare del bene non significa sbarazzarsi dei propri rifiuti, usando la carità come alibi. Sempre più spesso, le associazione e gli enti caritatevoli si ritrovano sommersi da sacchi di abiti che, più che risorse per i bisognosi, rappresentano scarti tessili. Una preoccupante mancanza di sensibilità che, in parte, potrebbe essere legata alla diminuzione dei cassonetti per raccogliere gli abiti. La gente - che non sa più come svuotare i propri armadi - abbandona buste davanti alle porte delle associazioni, trasformando un gesto di solidarietà in un onere logistico ed economico per chi riceve.
Materiale non conforme
La distinzione tra chi aiuta e chi si sbarazza degli abiti usati emerge chiaramente dalle parole di Maria Rosa Sabella, presidente di Camminiamo Insieme, che gestisce il progetto di accoglienza a bassa soglia Il Viandante. Sabella chiarisce un punto fondamentale: la loro organizzazione non ritira vestiti. Nonostante questo, si trovano spesso a gestire depositi impropri di materiale non conforme, «come doposci, indumenti da lavoro macchiati o calze spaiate». Ricevono persino avanzi di cibo che, non sapendo come sono stati conservati e da chi provengono, finiscono regolarmente nella spazzatura. «La regola d’oro, prima di presentarsi a una porta – dice Sabella - resta quella di chiamare e assicurarsi dell’effettiva necessità e del possibile ritiro».
Indumenti sporchi e logori
Un richiamo alla responsabilità arriva anche dalla Casa della Carità, in via Marzorati, gestita da Pane di Sant’Antonio. Qui i volontari dedicano ore a selezionare merce spesso bucata, sporca o logora, figlia di una cattiva abitudine alimentata dal fast fashion: comprare troppo e male, per poi pretendere di donare ciò che non serve e che spesso si rompe o logora dopo pochi utilizzi. Per i volontari è un lavoro immane: sono quasi 500 i chili di materiale scartato in una settimana. «I volontari del guardaroba accolgono quotidianamente persone in condizioni di fragilità – dichiara Luigi Jemoli, presidente di Pane di Sant’Antonio – Anche chi non ha nulla ha diritto a un aiuto dignitoso. Un dono responsabile non è ciò che avanza, ma ciò che rispetta chi lo riceve. Donare responsabilmente per noi significa amare gli altri e scegliere con rispetto ciò che si regala».
Guardaroba solidale
Il guardaroba solidale funziona solo se ognuno pensa a chi riceverà ciò che viene donato. La Casa della Carità della Brunella cerca abiti e biancheria in buono stato, scarpe pratiche, tute, felpe, oltre a coperte e sacchi a pelo. Al contrario, sono da evitare abiti eleganti, scarpe col tacco, intimo usato o capi fuori stagione.
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