INCOMPATIBILITA’
Doppio lavoro: ex tecnico comunale di Varese e Solbiate Olona condannato
La Corte dei Conti sanziona un architetto di 59 anni: dovrà risarcire complessivamente 270mila euro ai due Comuni per le attività non autorizzate mentre era in essere il rapporto di pubblico impiego
La Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Lombardia ha condannato un architetto di 59 anni, ex dipendente dell’Ufficio tecnico del Comune di Varese (dal dicembre 2012 al giugno 2017) così come di quello di Solbiate Olona (dal luglio 2017 al 2024), a risarcire oltre 270 mila euro a favore dei due enti locali.
Il danno erariale
La somma corrisponde al danno erariale arrecato i «per aver svolto, in costanza di rapporto di pubblico impiego, tutta una serie di attività libero-professionale non autorizzate, in violazione della disciplina in materia di incompatibilità». Disciplina, stabilita da un decreto legislativo che risale al 2021, e che impone al dipendente comunale il principio di esclusività del rapporto di lavoro nel pubblico impiego. Sulla base dei dati acquisiti dalla Guardia di Finanza (e cioè un complesso probatorio composto da dichiarazioni fiscali, fatture e accertamenti patrimoniali), la Procura contabile regionale ha accertato che il professionista era «titolare di partita IVA sin dal 2000» e che «esercitava stabilmente attività di lavoro autonomo nel settore dell’architettura, senza essere iscritto ad alcun ordine provinciale, con emissione di numerose fatture e conseguimento di rilevanti redditi nel periodo compreso tra il 2012 e il 2024». A questo titolo, ha ricevuto compensi che ammontano complessivamente a 157 mila euro per attività incompatibili o non autorizzate svolte mentre era dipendente del Comune di Varese (che è intervenuto con atto a sostegno delle argomentazioni della Procura contabile), denaro che ora dovrà restituire a Palazzo Estense.
Analogo discorso per i 112mila euro che l’uomo ora dovrà versare alle casse del Comune di Solbiate Olona. A detta della Corte dei Conti, la condotta «è da ritenersi con ogni evidenza dolosa»: a fronte della «volontà dell’evento dannoso per l’erario e della chiarezza del dato normativo consapevolmente violato, il convenuto ha dolosamente occultato l’espletamento degli incarichi omettendo la doverosa comunicazione al datore delle attività svolte fuori dagli uffici comunali, scoperte solo a seguito di verifiche svolte nell’ambito dell’attività istruttoria svolta per altri fatti dalla Guardia di Finanza».
Il primo guaio
Per altro, è stato accertato che il professionista, «mentre in precedenza aveva richiesto autorizzazioni per incarichi esterni durante il servizio presso un altro Comune della provincia di Como, successivamente ha omesso ogni comunicazione presso i Comuni di Varese e Solbiate Olona, pur proseguendo nell’esercizio abituale dell’attività professionale, con conseguente percezione di compensi per prestazioni professionali svolte a favore di privati». Sul fronte penale, il funzionario, all’epoca in cui lavorava a Solbiate Olona, è finito sotto processo con l’accusa di aver chiesto al patron di una nota catena di supermercati locali di affidare alla sua fidanzata dell’epoca, anche lei architetto, incarichi di progettazione in cambio di pratiche comunali più snelle e veloci per la realizzazione di un super.
Per questo, ha patteggiato davanti al Tribunale di Busto Arsizio tre anni (riconvertiti in lavori socialmente utili) per induzione indebita a dare o promettere utilità. Ora, il professionista, che nel corso del procedimento contabile di primo grado, ha contestato integralmente le accuse, per tramite del suo legale, l’avvocato Gioachino Monachino, potrà impugnare la sentenza.
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