LAVORO
«Stipendio e dignità»: la rivolta dei rider
Oggi assemblea pubblica a Varese. In provincia sono mille i ciclofattorini. Protesta nazionale per le condizioni lavorative
Zaino termico sulle spalle, bici o scooter, telefono in mano in attesa della prossima consegna. In provincia di Varese i rider che lavorano per le piattaforme di food delivery sono circa un migliaio, secondo le stime sindacali, e in gran parte sono lavoratori stranieri. Un esercito silenzioso che ogni giorno attraversa città e paesi per consegnare pasti a domicilio, ma che oggi prova a far sentire la propria voce. Nel pomeriggio di oggi, sabato 14 marzo, anche Varese aderisce infatti alla giornata nazionale di mobilitazione dei rider di Glovo e Deliveroo. L’appuntamento è alle 15 in piazzale Trieste, davanti alla stazione ferroviaria, dove Cgil Varese con le categorie Filcams, Filt e Nidil ha organizzato un’assemblea pubblica collegata con le altre piazze lombarde e con le iniziative che si terranno in diverse città italiane.
Forte precarietà
L’obiettivo è portare all’attenzione dell’opinione pubblica le condizioni di lavoro dei ciclofattorini e rilanciare alcune richieste precise. Oggi molti rider lavorano formalmente come autonomi e vengono pagati a consegna, indipendentemente dal tempo di attesa o dalle distanze percorse. Per i sindacati questo sistema produce compensi troppo bassi (circa 2,30 euro a consegna) e una situazione di forte precarietà. La richiesta principale riguarda quindi il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e l’applicazione del contratto nazionale della logistica, considerato il più vicino all’attività svolta.
«Vogliamo il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con le tutele che esso comporta - spiega Marzia Pulvirenti, segretaria generale di Nidil Cgil Varese -. Vogliamo una retribuzione dignitosa, ferie, permessi, mensilità aggiuntive, Tfr e i diritti basilari di un rapporto di lavoro». Tra i punti al centro della mobilitazione c’è anche il superamento del pagamento a cottimo.
«Oggi questi lavoratori sono pagati a consegna indipendentemente dal tempo di attesa messo a disposizione delle piattaforme digitali - osserva Pulvirenti -. Importi spesso irrisori che non compensano gli sforzi fisici, il tempo e le spese sostenute per effettuare le consegne». Secondo la Cgil, dietro un servizio sempre più utilizzato dai cittadini si nasconde una realtà fatta di precarietà e scarse tutele: «Un mondo sommerso fatto di sfruttamento lavorativo, caporalato e retribuzioni sotto la soglia di povertà».
«Alcuni derubati»
Accanto alle questioni contrattuali emergono anche problemi di sicurezza. Dal territorio, spiegano i sindacati, sono arrivate diverse segnalazioni. «A Varese abbiamo ricevuto segnalazioni di rider derubati - aggiunge -. In alcuni casi devono pagare in anticipo i prodotti da consegnare e quindi girano con contanti, diventando più esposti ai furti».
La mobilitazione di oggi vuole quindi essere anche un momento di informazione e sensibilizzazione. «Vogliamo che la cittadinanza sappia in quali condizioni lavorano i ciclofattorini – conclude -. Vogliamo dare dignità, stabilità e sicurezza al loro lavoro».
© Riproduzione Riservata


