VILLA ZANOTTI
Morandini da vedere

Varese aggiunge alle sue bellezze naturali e culturali, un’altra perla dell’arte: la Fondazione Marcello Morandini.
Uno spazio museale “vivo”, di spessore internazionale, incentrato sull’incredibile lavoro in campo artistico, grafico, di design e architettonico di un geniale creativo che la “Città Giardino” ha fatto suo.
Sorta nel cuore cittadino nell’elegante villa Zanotti del primo Novecento, la Fondazione si avvia ad essere luogo di testimonianza, appunto, dell’opera di Marcello Morandini nell’ambito della cosiddetta Arte Concreta e Costruttivista. Ma non solo.
Attraverso mostre di altri artisti curate da critici di riconosciuta fama, convegni e pubblicazioni specialistiche la Fondazione intende porsi tra le più autorevoli istituzioni europee legate a detta tendenza internazionale dell’arte contemporanea, svolgendo in tal modo un servizio al territorio in cui si è insediata.
Quello di Morandini è, prima di tutto, un atto di fede verso un’arte che pare calare sulla Terra le idee platoniche, intese come “forme” assolute, oggettive, matematiche.
«In arte uso i colori bianco e nero, come una grafia su di un foglio, dove per leggere e capire non è necessario nessun altro valore cromatico aggiunto e la forma ha modo di raccontare unicamente la sua bellezza», osserva l’artista.
L’inizio del suo coerente percorso avviene nel 1964 quando nella storica Galleria San Fedele di Milano espone «Elasticità», un’opera tridimensionale che già dimostra una sorprendente maturità esecutiva e di contenuti, e preannuncia un significativo iter creativo in un filone dell’avanguardia del tempo.
Oggi, l’importante Catalogo ragionato Skira, curato dallo storico dell’arte Marco Meneguzzo, attesta l’elevato valore professionale e di originalità raggiunto da Morandini nelle diverse aree del suo operato.
«Nel catalogo – commenta l’artista – c’è il mio lavoro di cinquant’anni. Realizzarlo in due anni ha comportato una grande fatica che ho condiviso con mia moglie, Maria Teresa Barisi, e i miei collaboratori: in esso ho posto tutta la mia cura e la mia anima».
Molto di quanto realizzato nei primi decenni è ora esposto nei piani inferiori della villa, interni sottoposti a un completo restyling secondo la rigorosa cifra morandiniana che coinvolge anche le suppellettili.
A cominciare da ciò che sta sotto le volte in mattoni dei sotterranei contrastanti con il candore delle pareti sulle quali spiccano le infinite geometrie in bianco e nero dell’artista.
Per proseguire al piano nobile con l’elegantissima veranda che si affaccia sul giardino, salotto degli «Amici del Museo» che sostengono le sue iniziative con una quota che ogni anno dà diritto ad avere uno dei 100 multipli numerati e firmati dall’artista; e con l’ampio salone, il cui soffitto, al posto dei vecchi stucchi, conta un grande specchio ovale dove si riflettono le persone in movimento.
Insomma, vedere per credere. E attendere. Il prossimo 15 aprile è la volta dell’inaugurazione dell’“ascensore scultura” esterno, un’incredibile creazione sostenuta da quanti comprendono il valore delle opere di Morandini, i cui nomi figureranno nello stesso “lift”.
Il 15 maggio invece l’apertura dei restanti due piani superiori della villa quando il Maestro festeggerà le sue ottanta primavere.
Quindi, a giugno, la mostra iniziale di opere dello storico gruppo europeo per l’Arte Costruttivista Internazionale, di cui Morandini è esponente di spicco della prima ora.
A seguire esposizioni di approfondimento del versante italiano del movimento.
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