LA PROTESTA
«Saremo costretti a chiudere»: la ciclabile a Belforte e lo sfogo dei commercianti
Varese, il titolare del bar tabacchi Squillace: «Non mi vogliono più fare lavorare». Occupazione simbiolica del Mav
La protesta. L’occupazione simbolica. La pista ciclopedonale di viale Belforte a Varese continua far discutere. Sono stati installati ieri, mercoledì 3 giugno, gli archetti protettivi lungo una parte del percorso. Una sicurezza in più per i ciclisti, certo, ma una mazzata per lo storico bar tabaccheria Squillace al civico 98. Il titolare, Pietro Squillace, lo dice senza mezzi termini: «Così sarò costretto a chiudere». A dire il vero, la ciclopedonale davanti alla sua attività esisteva già prima del restyling con la vernice rossa, e la sosta delle auto è sempre stata vietata. Ma la realtà di un negozio che alza la serranda alle 5 del mattino è fatta di ritmi particolari: a quell’ora i clienti diretti in fabbrica per il primo turno si concedevano spesso una “licenza” dal codice della strada.
Complici le ore antelucane - in cui i vigili non sono soliti staccare sanzioni - si fermavano un attimo vicino all’ingresso del bar tabaccheria, giusto il tempo di un caffè o di un pacchetto di sigarette. Cose che adesso non saranno più possibili.
Rifornimenti difficili
«Mi chiedo come farà anche il mezzo del rifornimento a portarmi la merce - si sfoga Squillace, avvilito -. Dovrà fermarsi per forza in mezzo alla carreggiata, bloccando il traffico. Senza contare che per i miei clienti sarà pericoloso uscire dalla porta con il rischio, se mai qualcuno dovesse usare la ciclabile, di trovarsi una bicicletta addosso». I paletti sono solo l’ultimo capitolo di un calvario: il timore di chiudere del tabaccaio è condiviso da altri commercianti del viale che, a causa del cantiere prolungato della ciclopedonale, negli scorsi mesi hanno visto crollare gli incassi. C’è anche chi teme di dover lasciare a casa il personale. Come se non bastasse, domenica scorsa il locale si è allagato: «Non era mai successo prima - punta il dito Squillace - ed è inevitabile pensare che i lavori della ciclabile abbiano una responsabilità».
Opposizione sul piede di guerra
Sul piede di guerra c’è anche l’opposizione. Il consigliere comunale della Lega, Stefano Angei, ha infatti depositato una interrogazione urgente relativa agli allagamenti che, nella notte tra l’1 e il 2 giugno, hanno colpito via Bixio e viale Belforte, provocando danni significativi. A complicare le cose, nei giorni scorsi, ci si è messo pure l’odore acre della vernice rossa utilizzata per colorare la ciclabile, che ha costretto una dipendente della tabaccheria Squillace, allergica ai solventi, a lavorare con la mascherina e sotto antistaminici.
Lo sfogo
«Sembra proprio che non mi vogliano più far lavorare - conclude Squillace -. Parliamo di un’attività aperta da oltre quarant’anni. Qui dentro tutto racconta una storia, a partire dal bancone. Una storia che, da un momento all’altro, è diventata scomoda». E mentre il commerciante valuta proteste provocatorie, i lavori della pista ciclabile vanno avanti. Il tracciato non può essere aperto ai ciclisti finché non sarà completato l’intero percorso. Tuttavia, dopo l’incidente di due domeniche fa - quando due ciclisti sono entrati nel cantiere, cadendo - ai lavori è stata impressa un’accelerazione.
L’occupazione simbolica
Questa mattina, giovedì 4 luglio, ad affiancare Squillace nella protesta è stata Stefania Bardelli, del Movimento Angelo Vidoletti. L’esponente del Mav ha dato vita ad un’occupazione simbolica della pista ciclabile: «Siamo presenti oggi per portare il nostro sostegno al signor Squillace - le parole di Bardelli -. E’ successo qualcosa di impensabile: le persone che entrano ed escono dal bar rischiano di essere investiti da un monopattino o da una bicicletta perché la pista ciclabile è a ridosso dell’ingresso del locale. Una situazione molto pericolosa. Questo è un lavoro fatto con i piedi. Si vuole far morire viale Belforte».
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