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L’Arena pulsante della musica

Il sogno di portare l’opera in ogni luogo, unito a grandi progetti e viaggi internazionali: sono questi gli ingredienti principali che descrivono il regista varesino 35enne Yamal Das Irmich, uno dei due coordinatori alla regia e a ciò che è legato alla compagine organizzativa del nuovo Festival d’Estate 2020 in partenza domani, sabato 25 luglio, all’Arena di Verona.
Che Arena vedremo?
«La direzione artistica ha deciso di costruire un palco al centro, è stata smontata la platea e, sulla sabbia dell’Arena, ce ne sarà un altro per orchestra e cantanti. I 90 coristi saranno sopra dei piccoli podi e formeranno una sorta di ring attorno. Tutto con norme anti-Covid come per esempio consentendo ai professori d’orchestra il giusto distanziamento tra un musicista e l’altro. Io mi occupo di concretizzare in svariati filoni tutte le decisioni che sono state già prese, il che comprende sia un discorso di logistica che di consulenze legate alla gestione artistico-organizzativa del Festival».
Qualche altra anticipazione?
«Il pubblico avrà modo di vedere un’Arena inedita, inoltre ci saranno giochi di luce molto accattivanti ed effetti speciali che ben si sposano col programma sinfonico proposto. Oltre alla prima serata dedicata agli operatori sanitari, tra le 11 serate ricordiamo il Requiem di Mozart in memoria delle vittime del Covid. Non mancheranno gli omaggi a Puccini, Rossini e Verdi, momenti dal forte impatto emotivo e sonoro. Il Gianni Schicchidi Puccini sarà l’unico titolo operistico per la regia di Leo Nucci, che ne è anche interprete».
Ci racconta dei suoi lavori passati in Arena?
«Ricordo bene un episodio, vissuto in qualità di vice-capo ufficio regia, in cui ero responsabile dei cambi cast. Durante l’Aida della Fura Dels Baus c’erano grandi animali meccanici. Nella scena del Trionfo, si sono sgonfiate in diretta entrambe le ruote del grande elefante meccanico su cui doveva entrare Radamès, già pronto su una scala. Non ci ho pensato un attimo: pur di non farlo entrare in scena a piedi, in pochi secondi l’ho fatto salire sulla scala per dargli la giusta importanza. In questo lavoro occorre una grande freddezza mentale e la capacità di risolvere subito i problemi tecnici».
Come ha vissuto il lockdown?
«Durante la quarantena ho scritto il libretto di una nuova opera lirica, Cenere, che spero di proporre il prima possibile. Ho creato anche un nuovo progetto, «Ovunque Opera Insieme», figlio della mia esperienza alla Birmingham Opera Company di Graham Vick, adattandolo all’Italia, in particolare a Milano. Vorrei coinvolgere giovani artisti, studenti dell’ultimo anno di Conservarorio, volontari, aspiranti attori, con l’obiettivo di portare l’opera lirica ovunque. Creare arte insieme è l’unica soluzione per superare questo momento».
Prossimi impegni?
«Sarò collaboratore alla regia a Zagabria per una Carmen e poi dovrei partire come aiuto regista in Kazakistan».
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