IL REICH
Wannsee: come si organizza un genocidio
La conferenza del 1942 per trovare un metodo veloce, sicuro e segreto per eliminare gli ebrei

20 gennaio 1942, ore 12. Davanti al portone della lussuosa Villa Marlier, nell’elegante quartiere a sud di Berlino sul lago di Wannsee, arrivano alla spicciolata 13 uomini del Terzo Reich. Sono burocrati di rango elevato, membri del governo, del partito e della polizia: tra questi, il segretario di Stato Alfred Meyer, il sottosegretario del Ministero degli esteri Martin Luther, quello degli Interni Wilhelm Stuckart, Roland Freisler del Ministero della Giustizia, il plenipotenziario per il piano quadriennale Erich Neumann. Sono stati convocati per un “pranzo di lavoro” dal capo della Sicurezza del Reich, il generale delle SS Reinhard Heydrich, e dal suo segretario Adolf Eichmann.
In realtà, c’è un solo punto su cui discutere. Heydrich ha ricevuto un ordine diretto da Hermann Göring, il numero due del Reich: predisporre “un piano per realizzare la desiderata soluzione finale della questione ebraica”. Quindi, non se “fare” lo sterminio, ma “quando” e in “quali modi”. Eliminare gli ebrei è il fine di Adolf Hitler da quando ha preso il potere nel 1933, e lo ha scritto nel Mein Kampf sin dal 1925: la superiorità degli ariani, il razzismo biologico è il fulcro di tutto il sistema nazista e l’elemento essenziale “per creare una superiore civiltà umana”. Bisogna liberare il popolo tedesco dalla “congiura della razza ebraica” e ottenere uno spazio vitale per quella dominatrice.
Così, ha epurato gli ebrei dalle amministrazioni, li ha esclusi dalle professioni di avvocati, medici, artisti e professori. Con le Leggi di Norimberga del 1935 li ha privati dei diritti civili e nel 1938, durante la “notte dei cristalli”, sono state assassinate 91 persone e incendiate 200 sinagoghe. Insomma, tra il 1933 e il 1941 sono stati espulsi 573 mila ebrei, e tra questi - peraltro - straordinari intellettuali come Albert Einstein, Bertold Brecht, Joseph Schumpeter, Fritz Lang e Herbert Marcuse. Ma con la guerra è iniziata una fase nuova: già il 30 gennaio 1939, davanti al Parlamento, Hitler ha sentenziato che «se il giudaismo internazionale fosse riuscito a catapultare il mondo in una guerra mondiale, il conflitto avrebbe avuto come esito lo sterminio della razza ebraica in Europa».
E, in effetti, ormai la guerra è veramente mondiale: il 22 giugno 1941 il Terzo Reich ha invaso l’Unione Sovietica, e il 7 dicembre a Pearl Harbor il Giappone ha attaccato gli Stati Uniti. Così, con l’occupazione dell’Europa e della Russia sono finiti nelle mani del Reich circa 11 milioni di ebrei. Un problema decisivo, per i nazisti: prima hanno pensato di deportarli in Siberia o in Madagascar e lasciarli morire tutti. Ma il piano è stato accantonato perché inattuabile. O, per meglio dire, tragicamente folle e ripugnante. Eppure, come ha spiegato Hitler ai suoi generali il 30 marzo 1941, è ormai iniziata la “guerra di sterminio”. Così, nel gennaio del 1942, i nazisti hanno già ucciso oltre un milione di ebrei: li hanno rastrellati nelle città occupate, trascinati in luoghi appartati, obbligati a scavarsi la fossa e, dopo averli allineati, gli hanno sparato un colpo alla nuca, uno per uno.
Ma questo metodo è lento, si rischia che le popolazioni si ribellino, e poi le pallottole costano troppo. Non solo. Le fucilazioni hanno ripercussioni anche sui soldati: le grida, il sangue, l’odore terribile dei cadaveri e il confronto diretto con le vittime hanno un impatto psicologico devastante. In troppi si sono dati all’alcolismo o hanno avuto un esaurimento nervoso.
Bisogna insomma trovare un metodo veloce, sicuro e segreto: la conferenza di Wannsee è stata organizzata proprio per questo. A tavola, allora, Hedydrich inizia a parlare: la soluzione sono i campi di sterminio, e in costruzione ve ne sono già sei, Chelmo, Belzec, Sobibòr, Treblinka, Majdanek e Birkenau. Qui - come insegna la storia - moriranno il 60% dei poco meno di sei milioni di ebrei deportati. Ma intanto, a Wannsee è necessario coordinare le azioni e organizzare un piano globale e “razionale” per la “soluzione finale”. E i “problemi” sono molti. [continua…]
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