ROMA
Wwf, nulla di fatto per trattato globale sulla plastica

(ANSA) - ROMA, 16 AGO - "Dopo quasi due settimane di
negoziati tesi siamo ancora lontani da un trattato globale per
porre fine all'inquinamento da plastica. Quello che abbiamo
visto e sentito negli ultimi 10 giorni non è abbastanza. Pur
offrendo una visione forte, era evidente che la maggioranza
ambiziosa non era disposta a utilizzare appieno gli strumenti
multilaterali a sua disposizione per garantire la serie di
regole globali vincolanti richieste dal Trattato. Se gli ultimi
10 giorni ci hanno mostrato qualcosa, è che cercare un consenso
unanime non ci consegnerà il Trattato che il mondo ha chiesto e
i nostri leader hanno promesso".
Lo afferma Eva Alessi, responsabile sostenibilità del Wwf,
commentando "la deludente" conclusione dell'Inc-5.2 di Ginevra,
"senza l'adozione di un testo su cui negoziare né di piani
chiari su come il Trattato possa essere realizzato".
"Le imprese, il mondo scientifico, la società civile e gli
altri stakeholder rilevanti - prosegue Alessi - hanno fatto la
loro parte nel presentare le prove e nel sostenere la causa di
un Trattato significativo. La nostra determinazione a porre fine
all'inquinamento da plastica rimane forte. Continueremo a
lavorare con i Governi, le comunità e i partner di tutte le
regioni per affrontarlo lungo tutto il suo ciclo di vita, ma per
ottenere il risultato richiesto serve una presa di posizione
forte da parte degli Stati membri. E noi saremo presenti in ogni
fase del percorso per contribuire a garantire l'approvazione del
Trattato di cui le persone e la natura hanno bisogno".
Zaynab Sadan, Global Plastics Policy Lead del Wwf e capo
della delegazione di INC-5.2, ha dichiarato: "Il fallimento nel
trovare un accordo a Ginevra è una amara delusione. Quello che
abbiamo visto a Ginevra è che la stragrande maggioranza degli
Stati del mondo ha espresso la volontà e l'allineamento per un
Trattato efficace per porre fine all'inquinamento da plastica.
Questo dà speranza per il futuro. Tuttavia, una minoranza di
Paesi oppositori e un processo decisionale basato sul consenso
unanime ci lasciano senza aver raggiunto il risultato ambito e
dimostrano che quest'approccio non è funzionale nei negoziati
internazionali sull'ambiente". (ANSA).
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