LA PROPOSTA
«All’Insubria un’aula di preghiera per gli universitari»
A chiederla non solo i musulmani
La proposta è quella di creare all’interno dell’Università dell’Insubria uno spazio dedicato alla meditazione ed alla preghiera: un’aula neutrale e silenziosa, che possa essere utilizzata da chiunque abbia bisogno di un luogo tranquillo per meditare o per svolgere un breve momento spirituale. Un ambiente semplice e accessibile, senza simboli religiosi specifici, dotato di tappetini, sedute e un regolamento condiviso che garantisca rispetto e convivenza.
L’obiettivo è favorire il benessere mentale, la concentrazione e l’armonia tra studenti di ogni provenienza rendendo l’Università un ambiente ancora più inclusivo nel contesto laico dell’istruzione superiore italiana.
Non si tratterebbe di una realtà inedita: in Italia sono 10 le università che possiedono un’aula del genere e in Europa sono molte di più. A livello internazionale realtà simili si trovano in molti luoghi pubblici come stazioni e aeroporti.
I promotori
L’iniziativa è portata avanti da Alyssa Frei, Hanae e Asmae, studentesse dell’università dell’Insubria e due dei membri fondanti di Asmi, l’ associazione studenti musulmani dell’Insubria. L’idea dell’aula preghiera nasce con la creazione di Asmi, «Fin da subito volevamo essere un punto di riferimento per la comunità studentesca, ascoltando e cercando di rappresentare al meglio le esigenze dello studente nelle sedi più opportune, che siano di studenti musulmani o no», spiega Alyssa Frei.
Esigenza crescente
Nei due anni di vita dell’Asmi, più volte i membri dell’associazione sono stati contattati da studenti tramite email, per sapere se all’interno dell’ateneo ci fosse un luogo adatto per la preghiera o la meditazione, che non fosse la piccola chiesa all’interno dell’area universitaria di Bizzozero.
L’impegno pratico per far ascoltare questa esigenza sempre più crescente alle cariche istituzionali dell’Università, tramite le figure competenti, è iniziato a settembre 2025. Fin da subito l’iniziativa ha ricevuto un forte supporto sia dagli studenti che dai professori, tra cui anche il cappellano dell’università che ha dato appoggio alla creazione di questa realtà.
Importante è stato il supporto dei ragazzi, a prescindere dal credo religioso, che da subito si sono interessati all’iniziativa. «Compagni di corso mi hanno fermato e confermavano l’importanza di un’aula in cui poter trovare un momento di calma, di riflessione, alcuni scherzando mi hanno detto che l’avrebbero potuta usare per piangere in caso degli esami non sarebbero andati bene - afferma Alyssa Frei -. Una ragazza mi ha pure chiesto se fosse possibile inserire nell’aula un separé, nel caso una studentessa-mamma avesse necessità di allattare o accudire il proprio figlio. Questo è quello che speriamo di riuscire a creare, un luogo sicuro, comodo e riservato in cui chiunque possa trovare pace e risposta alle proprie diverse necessità».
La raccolta firme
A settembre le studentesse dell’Asmi hanno iniziato una raccolta firme che ha riscontrato una buona risposta, ottenendo anche il supporto di molti rappresentanti degli studenti. Diversi professori hanno espresso parere favorevole all’iniziativa, affermandone l’importanza.
Al momento le rappresentanti dell’Asmi hanno chiesto un incontro con la rettrice Maria Pierro per poter presentare ufficialmente la proposta al Consiglio di ateneo. «Riteniamo che un’aula di meditazione e preghiera rappresenti un passo importante verso un’università più attenta ai bisogni di tutti, capace di valorizzare la diversità e di promuovere un clima sereno e inclusivo. Per molti studenti, anche pochi minuti di pausa spirituale o meditativa possono migliorare il benessere personale e il rendimento accademico».
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