L’ANALISI
Bianca Balti risveglia il Festival dal torpore
Il commento di Beatrice Zocchi ai look della quarta serata
Ci voleva la serata dei duetti, la quarta per il Festival di Sanremo 2026, per risvegliare la kermesse dal torpore. Ci ha pensato immediatamente Elettra Lamborghini, prima a scendere sul palco accanto alle Las Ketchup con Asereje: c’è chi ha ballato e chi mente e c’è chi ha fatto finta di non avere sorriso davanti alla mise a pois, colorata e con guanti lunghi della girlband improvvisata e, ancora una volta, mente. A dirla tutta, questa serata sanremese è stata degna del teatro dell’assurdo: Laura Pausini, ancora prima di salire sul palco dell’Ariston, ha sorpreso il pubblico con un total look Balenciaga e maxi-occhiali, che i più maligni hanno definito da Power Ranger. E, poi, c’è stata Bianca Balti, vera supereroina del Festival, giunta a ricordarci perché amiamo la moda: in un abito rosa di Valentino by Alessandro Michele con bolerino dorato tutto rouches, ci ha regalato – finalmente – un assaggio di couture, proseguito con i cambi d’abito, che l’hanno vista avvolgersi d’oro e d’azzurro e infine (ahinoi) anche di nero. Sempre stupenda, era la boccata d’aria fresca che ci serviva per arrivare svegli oltre la mezzanotte, soprattutto in un serata in cui persino la padrona di casa Laura Pausini non sembrava intenzionata ad aiutare, con look Balenciaga non troppo valorizzanti. I momenti frizzanti, in ogni caso, non sono mancati, a patire dalle Bambole di Pezza che, con Cristina D’Avena, hanno allestito uno spettacolo punk-rock e barocco, con qualche dettaglio BDSM, ma anche Ditonellapiaga, con parrucca rosa, culotte gioiello e camicia bianca accanto a TonyPtony. E, poi, Levante in una maxi-tuta effetto pelle di Giorgio Armani con Gaia in Lorenzo Seghezzi, con pantaloni a zampa e corsetto, Arisa in total white in Ports 1961, Chiello dal mood dandy in Giuseppe Di Morabito.
Le note negative non sono mancate e la noia che alcuni concorrenti diffondono sul palco, almeno in fatto di look, è un’ostentazione che non condividiamo, ma che – in una serata, che finalmente ci ha emozionati – abbiamo deciso di ignorare.
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