L’INTERVISTA
Chi sono i Bugiardi del Palio di Legnano
Il Club è stato fondato nel 2017, ma ha sempre tramato nell’ombra. Solo ora esce allo scoperto con il presidente Germano Merlo

Tutti ne parlano sottovoce, tanti vorrebbero farne parte, molti sospettano una sorta di lobby di pochi eletti che manovrano dietro le quinte con grandi capacità di influenzare la “politica” del Palio di Legnano e orientare le scelte Collegio dei Capitani, così come le logiche delle alleanze per la corsa dei cavalli. Quelli del Club dei Bugiardi fanno spallucce e ridono a crepapelle. Sono un gruppo di amici, tutti appartenenti alle contrade, rimbalzati agli onori della cronaca in maniera ufficiale per la loro partecipazione alla spesa solidale dello scorso dicembre. Ma cos’è il Club dei Bugiardi? Lo spiega il neo presidente Germano Merlo. Capitano vincente della contrada Sant’Erasmo, da due anni socio del prestigioso quanto invidiato Club, da tre mesi ne regge le fila.
Presidente, di cosa stiamo parlando?
«Il Club dei Bugiardi non è altro che un gruppo di amici, tutti capitani non reggenti, che hanno voglia di ritrovarsi a cena parlando del Palio, delle loro esperienze di capitano, delle vicissitudini per arrivare a vincere, delle corse e dei fantini che hanno ingaggiato durante la loro reggenza. Sono serate all’insegna dei racconti di aneddoti, di ricordi, di riflessioni sui rapporti che ci hanno legati e anche divisi, ma sempre con un profondo spirito di amicizia e di goliardia. Io il Palio l’ho sempre vissuto con grande passione e con grande divertimento. Oggi sembra un po’ più tiepido. Forse è solo un modo diverso di fare Palio ma qualcosa un po’ si è perso».
La tua esperienza di capitano ha lasciato un segno importante nella tua contrada…
«Nel 1993 quando mi hanno chiesto di fare il capitano la contrada era praticamente svuotata. Erano rimasti pochissimi contradaioli, non vincevamo da 18 anni, l’entusiasmo era ai minimi storici. Io ero un giovane affermato nel mio lavoro a Milano per Max Mara, non avevo mai frequentato il maniero, conoscevo ben poco del Palio. Tuttavia ho raccolto la sfida e mi sono lanciato in questa avventura. Ho conosciuto Aceto (Andrea De Gortes) e l’ho portato a Legnano come fantino, con lui ho stretto una splendida amicizia. Poi è stata la volta di Martin Ballestreros, che montò la grigia Slavi nel 1994, vincendo finalmente il Palio. Per poco non mi costò l’amicizia con Aceto. Era lui il prescelto per la corsa, ma il proprietario del cavallo non volle sentire ragioni e volle che a montarlo fosse Pampero. Viaggiai di notte fino a Siena per dirlo ad Aceto che invece stimava molto Martin. Arrivai a casa sua all’alba teso e in imbarazzo e invece lui mi abbracciò sorridendo. Bei ricordi. Poi abbiamo vinto anche nel 1998 con Noble Nord. La contrada si è riempita di gente, è rinata».
Siete tutti capitani molto carismatici e influenti. Siete temuti? Un po’ invidiati?
«Siamo un gruppo di persone che stanno bene insieme, che si capiscono e che hanno lo spirito giusto per vivere il Palio. Se siamo temuti non lo so, non credo. Certo è che non facciamo “politica paliesca”, non è nelle nostre intenzioni né nelle nostre corde».
Ma perché allora vi siete chiamati “Bugiardi”?
«Perché come dice spesso il nostro socio Alessandro Bondioli, i capitani per vincere un Palio devono essere tutti dei bugiardi. Nel senso che non si può certo raccontare agli avversari la propria strategia per la corsa, altrimenti se scopri le tue carte il gioco finisce».
Quando nasce il Club? Chi sono i suoi soci?
«Il club è nato il 4 ottobre 2017, a fondarlo è stato Matteo Garegnani (Sant’Erasmo). Il gruppo WhatsApp che aveva creato si chiamava “Cena dei Bugiardi” e chi era stato invitato ha risposto subito con entusiasmo. I soci fondatori allora erano sei, oggi siamo in dodici, più il socio esterno onorario Bastiano (al secolo Sebastiano Vigni, fantino senese): Massimiliano Roveda (Sant’Ambrogio), Davide Bartesaghi e Mauro Nebuloni (La Flora), Alessandro Airoldi (San Martino), Paolo Cristiani (Legnarello), Marco Barlocco (San Magno), Alberto Romanò (Sant’Ambrogio), Luca Bosatta (San Bernardino), Massimiliano Franchi (Sant’Ambrogio), Roberto Esposito (San Domenico). Abbiamo uno statuto sui generis, regole ferree e una tessera che riporta l’immagine di Pinocchio».
Quali regole avete?
«La più importante riguarda l’ingresso di nuovi soci: deve esserci un consenso all’unanimità, altrimenti il nome è bocciato all’istante. Il nostro gruppo deve essere formato da persone che vanno naturalmente d’accordo, senza riserve o rancori pregressi, altrimenti viene a mancare proprio lo spirito del Club. Ci deve essere armonia, piacere di ritrovarsi e stare insieme. Abbiamo un’etica da rispettare».
Torniamo ai sospetti di chi pensa che siate dei burattinai: siete davvero così influenti da decidere chi sarà il prossimo Gran maestro e chi ci sarà nel suo direttivo?
«Ribadisco, non facciamo politica paliesca. Certo che parliamo anche di questo ma nessuno si sogna minimamente di entrare in queste dinamiche…».
Questa è una bugia o la verità?
«Chissà!».
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