L’ANALISI
«Dovunque è Legnano»: i Palio oltre i confini tra identità e futuro
Da Mattarella a Giorgetti. Persino Mameli. Un appello all’unità per crescere ancora
Uscire da Legnano. Meglio, uscire dalla Lombardia, come ha detto il ministro Giancarlo Giorgetti, perché il messaggio del Palio è universale. Pensate sia esagerato? Vi sbagliate. Lo accennavamo nell’editoriale di domenica 31 maggio sul valore della storia e dell’identità di un territorio. Ma è proprio da qui che bisogna ripartire per costruire un futuro che non sia massificato, globalizzato, appiattito. Non il nostro. Ecco perché ha senso recuperare una tradizione che risale a 850 anni fa. Ed ecco perché questi intensi giorni hanno lasciato il segno, a partire dall’incontro con Mattarella.
Non è facile tenere viva la tradizione. Non è affatto semplice coltivare passione, attenzione e cura per una manifestazione che racconta una storia semplice ma sincera: insieme si vince. Proprio questa, dunque, è la molla del coinvolgimento di così tante persone per così tanti giorni all’anno. E i giovani ci stanno. Proprio loro che vengono descritti come eterni insoddisfatti, viziati e poco inclini a qualsiasi tipo di sacrificio si mettono a disposizione. Ce ne vorrebbero ancora di più che si rimboccassero le maniche ma chiedete in contrada e vi risponderanno che il terreno è fertile, dunque va coltivato a dovere. Serve la staffetta, ora guidano i cinquantenni (e più) ma già si capisce che il testimone può finire in buone mani. Non è scontato. È merce rara, di questi tempi.
Aver cura del Palio, dunque, è tutelare qualcosa che è nostro. E che nulla sarebbe se non ci fosse quel capolavoro che è la corsa dei cavalli. Ogni anno si parla di cambiare formula. E, a ogni edizione, spuntano le promesse per un nuovo luogo di disputa. Questo dibattito lo lasciamo a chi ne capisce. Ci limitiamo a dire che il gioco al canapo, così come la sfida sull’anello di sabbia sono il coronamento di un anno di sacrifici dentro una sfida che ha la bellezza dell’essenzialità: uomo e animale per la vittoria, cosa ci può essere di meglio? Il richiamo è alla nostra natura, a quell’origine che ci appartiene, a quel futuro che vorremmo conquistare come antichi condottieri. C’è tutto questo dentro l’ansia dei contradaioli, dentro le loro lacrime se perdono e dentro quelle stesse lacrime (ma di gioia) se vincono. Vi state ancora chiedendo come fa lo stadio a stare in silenzio (tra qualche insulto) di fronte a un mossa come quella di domenica in seconda batteria durata cinquanta minuti? La risposta potete darvela da soli. Dentro quei momenti resiste qualcosa di sacro: è l’eterna sfida dell’uomo contro il destino, perché tutto può essere preordinato, ma c’è sempre qualcosa che rovina i piani. Avete presente Gingillo (Giuseppe Zedde) a un giro dalla fine? Sembrava destinato a fare bis con Sant’Ambrogio dopo il successo dell’anno scorso. Poi, come nelle storie che sembrano scritte in anticipo, è arrivato l’uomo del riscatto.
Valter Pusceddu ha vinto e ha celebrato anche quest’anno il rito del Palio. Un rito pagano che ci piace tanto, perché fa parte del nostro essere, allo stesso tempo, lombardi (richiamando la storica battaglia) e cittadini del mondo. Che sanno quale sia la loro identità ma vogliono uscire da Legnano, insieme al Palio, insieme alle buone idee che germogliano in modo naturale se trovano l’humus adatto. È proprio su questo fronte che è necessario adesso lavorare. Ciò significa creare i presupposti affinché la manifestazione possa crescere ancora, attorno alla corsa, ma non solo con la corsa. Quale la ricetta vincente? Qui si entra dentro un terreno minato perché appena parli di fare sistema sul territorio tutti ti dicono sì a parole, ma nei fatti preferiscono coltivare in autonomia il loro orticello. Il messaggio che arriva dal ministro e che in questi giorni – in tutti i giorni – sta lanciando la Fondazione è di uscire da Legnano, senza snaturare il “giocattolo”. Uniti si vince, dicevamo prima. Ovvio, scontato ma più vero che mai. Lo insegna la storia, lo vogliamo noi. «Dall’Alpe a Sicilia. Dovunque è Legnano».
Lo speciale di quattro pagine “Palio di Legnano” sulla Prealpina di martedì 2 giugno in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
Silvestro Pascarella
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