INNENAUSSENINNEN
Le gigantesche ragnatele di Baruch

Parigina, ma anche gallaratese, d’adozione. Rumena di nascita, ebrea nella nuova Europa. Profondamente artista per vocazione. Marion Baruch a novantuno anni è ancora pienamente in gioco nel mondo dell’arte con una retrospettiva nel moderno tempio internazionale della creatività a Lucerna: il Kunstmuseum.
Dieci white parallelepipeds in cui primeggia la presenza dello “scarto tessile” assurto alla dignità di opera d’arte secondo quell’idea di Duchamp che privando l’oggetto della sua funzione utilitaristica ne cambia lo statuto. Ma del suo lavoro c’è molto altro. C’è il fluire di segni e gesti che accompagnano il suo quotidiano vivere sperimentando i più diversi ambiti della relazione arte/vita.
Ricordiamo l’happening al Museo Maga di Gallarate in «Le trame di Penelope», una mostra “in progress”, nella quale metteva in atto un lavoro collettivo basato sulla risignificazione di frammenti di tessuti della «Name Diffusion», una fantomatica impresa da lei creata nel 1990 regolarmente registrata alla Camera di Commercio di Milano. O la mostra «Teatro della memoria» nel gallaratese Teatro del Popolo, dalle cui pareti scendevano lacerti neri o rossi di tessuti, scarti della confezione di abiti che parevano evocare gli esili teatrini di Melotti o i ritmi spezzati delle composizioni kleeniane.
Nella retrospettiva di Lucerna, «Innenausseninnen» (dentrofuoridentro), curata dal critico Noah Stoltz, tutto ciò ricompare secondo una visione ripensata in funzione dei grandi spazi luminosi e delle altre ricerche creative di Marion Baruch in un percorso a reticolo che giunge sino agli oggetti surrealistici “molli” di design degli anni Settanta (seduta «Ron Ron», tappeto «Lorenz»); passando da «Une chambre vide» del 2009, progetto che comportò per un mese lo svuotamento di una stanza dell’appartamento di Parigi aperto a libere conversazioni pomeridiane di gente interessata a dialogare con l’artista. Il percorso espositivo riserva allo spazio maggiore il lavoro più recente in cui ritornano amplificati nell’estensione e nella disposizione spaziale gli scarti tessili tagliuzzati e senza soluzione di continuità dei laboratori dell’alta moda e del prèt-à-porter, miniere di immagini astratte per il lavoro di Baruch che a Lucerna ha intessuto gigantesche ragnatele dalla magica capacità di catturare la visione e lo spirito dei visitatori.
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