IN APPELLO
Molotov contro il rivale: condannato
Cinque anni di carcere all'uomo che scagliò bottiglie contro un condominio
Confermata dai giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Milano la sentenza di condanna a cinque anni di reclusione in abbreviato emessa dal gup del Tribunale di Busto Arsizio Stefano Colombo nei confronti di un ventitreenne residente nel Gallaratese di origini albanesi che, nel giugno di quasi quattro anni fa, lanciò un paio di bottiglie molotov contro un condominio di Arnate. Il motivo? Voleva punire il nuovo ragazzo della sua ex.
Il capo
Il giovane pregiudicato, un “capobranco” che andava in giro spacciandosi per essere il capo degli albanesi di Gallarate e dintorni, è stato ritenuto colpevole di una sfilza di reati: minaccia aggravata (in uno dei due episodi gli è stato contestato il fatto di aver agito con finalità di discriminazione e di odio etnico), porto abusivo di esplosivi, danneggiamento seguito da incendio. E, ancora: incendio, rapina e truffa. Accuse in parte condivise con un tunisino, di cinque anni più grande, condannato a sua volta a quattro anni di reclusione.
Il tormento
Coinvolto in precedenza nel 2021 in una maxirissa tra bande in pieno centro a Gallarate e in un pestaggio punitivo fuori da una discoteca a Somma Lombardo nella primavera dell’anno dopo, più o meno nello stesso periodo se la prese con il nuovo fidanzato dell’ormai sua ex ragazza. In primo momento, lo investì con tutta una serie di messaggi via Instagram con i quali lo minacciava di tagliargli le labbra e il pene se avesse ancora continuato a frequentarla. Ma il suo vero tormento era che il rivale potesse aver frequentato la ragazza, all’epoca diciottenne, quando stava ancora con lei. Per questo voleva fargliela pagare. In modo eclatante.
La fiammata
Da qui l’idea del blitz ad Arnate la sera del 17 giugno 2022 in compagnia di altri due coetanei, per i quali si è proceduto separatamente. Il gruppo prima ruppe un vetro, poi lanciò due bottiglie incendiarie all’interno dell’edificio. Altre quattro molotov, rimasero invece poco lontano dall’ingresso ancora inesplose. Per fortuna, non ci fu nessun ferito. Agli atti resta una fiammata che investì il rivestimento esterno dell’edificio e un albero andato a fuoco. Tuttavia, l’albanese, poi riconosciuto da diversi testimoni oculari nonostante avesse tentato di travisarsi con un passamontagna, non era conoscenza di un dettaglio non di poco conto: il destinatario dell’avvertimento incendiario non viveva più in quel condominio da un paio d’anni.
Le scarpe
Nello stesso periodo lui e la sua gang imperversavano in zona. Il mese prima del fattaccio di Arnate, l’albanese rapinò a Fagnano Olona un coetaneo romeno che stava tentando di vendere un paio di scarpe Nike griffate Michael Jordan a un tunisino suo amico. Fingendo di averlo riconosciuto come colui che lo aveva denunciato in precedenza, lo picchiò e arrivò quasi a strozzarlo. Il tutto per mettere mano sulle costose sneakers. Pochi giorni prima, attaccò un buttafuori di origini senegalesi che aveva cercato di fare da pacere tra due gruppi di giovani che stavano litigando all’esterno di una discoteca di Olgiate Olona. L’albanese lo affrontò a muso duro minacciandolo di morte: «Tu negro di m… devi stare alla larga. Mio fratello è in galera e anche io sono un delinquente. Sono il capo degli albanesi».
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