TRIBUNALE
«Mia figlia è morta, lui è libero»: lo sfogo del padre di Giusy
Iniziato il processo per l’omicidio di Giuseppina Caliandro, schiacciata con l’auto contro un muro a Gemonio. Il presunto assassino è latitante
L'imputato non si trova, ma il processo è iniziato. Primo atto oggi, venerdì 12 giugno, davanti alla Corte d'assise di Varese, del procedimento per l'omicidio di Giuseppina Caliandro, schiacciata contro il muro della sua abitazione da un’auto poi fuggita. Il suo presunto assassino, l'albanese Dionis Nikolli, è ancora latitante. Nell'aula bunker del tribunale c'era solo il suo avvocato d'ufficio, Ivana Mombelli, che ha però aderito allo sciopero proclamato a livello nazionale dai penalisti per protestare contro l'intercettazione dei colloqui tra legali e detenuti. E così, dopo il giuramento dei giudici popolari, l'udienza è stata rinviata al 18 settembre. Presenti anche i famigliari di Giusy, assistiti dall'avvocato Fabio Bascialla. «Non ci sono parole. Mia figlia è morta e questo è libero come un uccellino... È un mondo malato», le parole del padre all'uscita da palazzo di giustizia.
La ricostruzione dell’accusa
Secondo l'accusa, la sera del primo luglio 2023 c'era il ventinovenne cittadino albanese, formalmente residente a Pioltello (Milano) ma da tempo ricercato, al volante della Suzuki presa a noleggio e poi, dopo l’investimento fatale, abbandonata nel Milanese e ritrovata dai carabinieri. Sulla base anche degli “evidenti segni dell’investimento” rilevati sulla macchina, gli inquirenti identificarono rapidamente colui che è ritenuto l’autore dell’omicidio volontario. Il quale si era però reso subito irreperibile; il sospetto è che sia tornato in patria. E a gennaio del 2025 è stato dichiarato latitante. Giusy era appena scesa dall’auto, dopo una lite, e il conducente, dopo aver preso la mira facendo una breve retromarcia, avrebbe ingranato la prima per ripartire a tutta velocità e schiacciare la vittima contro il muro della sua abitazione. Misterioso il movente. Giusy e l’imputato si conoscevano, a quanto pare attraverso amici comuni, ma non è mai stato accertato il motivo della vivace discussione che ha preceduto il tragico investimento.
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