LA TESTIMONIANZA
«Mai cedere alla disperazione»
A Busto Arsizio il primo incontro pubblico di Salvatore Girone, il Marò arrestato in India. «Volevano la pena di morte»
Anche quando tutto intorno sembra crollare «devi continuare a credere in te stesso e nella forza della vita». Parola di Salvatore Girone, uno dei due militari della Marina italiana protagonisti del caso Marò, entrato nella storia del nostro Paese. Ne ha parlato ieri sera, giovedì 19 giugno, per la prima volta in pubblico - in Rete e sui giornali non c’erano fino ad oggi sue dichiarazioni - all’incontro organizzato a Busto Arsizio dall’associazione “Lampi Blu” presieduta da Paolo Macchi. Presenti il nuovo questore di Varese, Paolo Iodice, e i sindaci di Busto, Emanuele Antonelli, e Lonate Pozzolo, Elena Carraro. Girone, ora 48enne, era accompagnato dalla moglie.
Come detto in premessa, non aveva mai rilasciato interviste, né partecipato a talk show dopo che la sua vicenda e di Massimiliano Latorre si è finalmente conclusa nel 2022 con l’assoluzione da ogni accusa.
QUEL 15 FEBBRAIO DEL 2012
Per comprendere la portata del caso Marò, è necessario riavvolgere il nastro fino al 15 febbraio 2012. Girone e Latorre si trovavano a bordo della petroliera italiana Enrica Lexie in funzione antipirateria, al largo delle coste del Kerala, nell’India meridionale. Durante un pattugliamento in acque internazionali, l’equipaggio aveva scambiato un peschereccio locale per un’imbarcazione appunto di pirati. Vennero esplosi colpi di avvertimento; in quel frangente, due pescatori indiani persero la vita. Ciò che seguì fu un intricato braccio di ferro legale e diplomatico: la nave italiana fu fatta attraccare in porto con uno stratagemma, e per i due militari scattò l’arresto. Da quel momento, Salvatore Girone ha vissuto per oltre quattro anni in una sorta di prigionia all’interno dell'Ambasciata italiana a Nuova Delhi, lontano dalla moglie e dai figli, prima di ottenere il permesso di rientrare in Italia nel 2016.
«PENA DI MORTE»
Girone, intervistato ieri sera dal giornalista della Prealpina, Pasquale Martinoli, ha raccontato il dramma di essere trattenuto in India con un governo e un’opinione pubblica contro, ostili, assetati di condanna, anzi di più: «Un giornale aveva titolato in prima pagina “Pena di morte”». In Italia invece manifestazioni pubbliche di solidarietà ai due Marò: «E questo mi ha dato coraggio e conforto: devo ringraziare tutti gli italiani».
Toccanti i momenti in cui Girone, raccontando di tutto ciò che gli accadeva, tra cui una grave infezione da Dengue, ha insistito sulla forza interiore di non cedere alla disperazione.
La svolta da un punto di vista giudiziario era avvenuta nel 2020: il Tribunale arbitrale Internazionale dell’Aja ha infatti stabilito che l’India non aveva alcuna giurisdizione per processare i Marò, riconoscendo loro l'immunità funzionale in quanto militari operanti per conto dello Stato italiano. Girone ha ringraziato per questo successo uno studio legale londinese in cui aveva cominciato a lavorare un giovane avvocato di Ancona che trovò la chiave giuridica per imprimere la svolta.
Il passaggio definitivo si è consumato nel gennaio 2022 a Roma, quando il Gip ha archiviato definitivamente l'indagine italiana, certificando che i fucilieri agirono in conformità alle regole d’ingaggio e senza alcuna intenzionalità dolosa.
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