STATUE... RAPITE
Malnate: «Ridatemi Gongolo»
Lo sconcerto di una donna per il furto di un nano da giardino. Il “mito” del Fronte di liberazione e i precedenti
Alzi la mano chi si ricorda del “Fronte di liberazione nani da giardino” che asportava le mini statue dalle villette e le liberava nei boschi. Era un movimento nato in Francia oltre vent’anni fa; aveva fatto proseliti anche in Italia. Difficile dire se dietro il misterioso furto avvenuto a Malnate ci sia la firma di qualche nostalgico del Fronte, anche se in questi casi non si esclude nulla. La certezza è una sola: il nano Gongolo è sparito nel nulla, letteralmente rapito dal giardino di un’abitazione locale.
«RIDATEMI GONGOLO»
A lanciare l’allarme, tra lo sconcerto e l’incredulità, segnalando il caso alla Prealpina, è stata la padrona di casa. Nel suo giardino la "collezione" contava originariamente sei pezzi; poi uno si è rotto e ora l'ultimo smacco, la sparizione di Gongolo. «Era quello a cui tenevo di più», confessa la donna, che ora lancia un accorato appello ai "rapitori" affinché la statua venga restituita. Nel frattempo, per evitare nuovi sequestri, è scattato il coprifuoco: i quattro nani superstiti sono stati messi in sicurezza. Dove? In cantina. Così ha deciso la donna rimasta impietrita, pardon turbata dalla razzia.
I PRECEDENTI
C’è un precedente di furti di nanetti da giardino. Nel 2009 la Questura di Novara recuperò decine di esemplari rubati: erano stati portati appunto nei boschi. E questo fece pensare a un “rapimento” ispirato al Fronte di origini transalpine. Non si è mai saputo in realtà chi fossero i colpevoli.
MA RAPIRLI NON È REATO
Ma c’è anche un curioso precedente che riguarda il Varesotto. Sempre nel 2009 tre giovani sorelle penetrarono in una azienda di floricoltura a Olgiate Olona con l’obiettivo di asportare i nani per liberarli. Furono bloccate dalla Polizia. Processate, vennero assolte: la finalità giocosa del tentativo di furto, fece cadere l’accusa.
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