IL LIBRO
Indagine nelle passioni
Dino Azzalin, da dentista, poeta e novelliere a romanziere: oggi a Milano la presentazione di “Una lunga giornata”

Arriva in libreria “Una lunga giornata”, primo romanzo di Dino Azzalin, poeta, narratore e volto noto della vita culturale varesina, nonché dentista di professione, pubblicato da SE Editore di Milano. Prima presentazione oggi proprio a Milano, mentre questo giallo atipico sarà presentato a Varese venerdì 14 giugno. Abbiamo chiesto una recensione a una lettrice che ha avuto il romanzo tra le mani prima della pubblicazione.
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C’è una ragazza, bella, scomparsa, un protagonista, il sospettato e, inutile dirlo, un ispettore. Dunque ci troviamo di fronte ad un classico giallo. O forse ad un noir. E invece no, o almeno non solo.
La prima cosa che mi è saltata in mente, leggendo “Una lunga giornata”, esordio nel romanzo del poeta e scrittore Dino Azzalin, è il viaggio. Perché? Perché questo romanzo è un viaggio in tutti i sensi. Intendo nell’utilizzo fisico dei sensi. Si viaggia a cavallo tra l’Italia e la Svizzera ma non come lo si farebbe su una guida turistica. Piuttosto si scivola tra paesaggi e nature che fanno da comprimari e da scenario per gli stati d’animo dei protagonisti. Il lago con le sue atmosfere, i monti, le valli, gli edifici che a volte diventano luoghi claustrofobici.
Azzalin è capace di trascinare il lettore in questo viaggio fuori e dentro le vite dei suoi personaggi, con l’abilità che gli è congenita nel cogliere dei particolari che fanno scattare altrettante sensazioni. Se descrive le onde del lago fa venire in mente quell’odore tipico che l’acqua promana in una giornata ventosa e da lì i pensieri degli attori della storia prendono una nuova piega.
La trama, poi, è una gincana tra fatti reali e sensazioni, tanto che si rischia di finire in un labirinto, inseguendo i pensieri dei protagonisti che sembrano sempre sul punto di sfociare in altre storie.
Dunque, alla maniera di alcuni grandi che hanno frequentato il genere romanzo giallo o noir, l’autore ne destruttura la trama. La piega alla sua voglia di raccontare i sentimenti, le passioni, soprattutto i tormenti dell’animo umano. E che cosa c’è di meglio del confronto serrato tra due amanti e tra l’inquisitore e l’inquisito? Cosa c’è di più terribile di una sparizione, inspiegabile, in pieno giorno, nell’atmosfera tranquilla, di una provincia silenziosa ma solo apparentemente addormentata? Ed ecco che il bisturi dello scrittore medico incide con il rigore di un anatomista tra le pieghe dell’animo delle sue creature, nei loro tormenti più intimi. Sviscera i segreti ma non per spiattellarli al lettore, piuttosto per spingerlo a riflettere sul destino umano.
Il poliziotto di Azzalin non ha le caratteristiche dei classici del genere: non è un duro, non è simpatico, non ha una profonda umanità. Non è nemmeno cinico. Il protagonista, Philippe, è un uomo qualunque nel senso pieno della parola.
La sua vitalità deriva dalla passione per Doris, la donna che sparisce quasi subito. Così che di lei conosciamo quello che racconta lo stesso Philippe, o la di lei madre, una donna sufficientemente enigmatica. In questo ambiente ovattato, in questo clima autunnale, grigio, nelle atmosfere cupe dell’anima dei giocatori si snoda la partita alla ricerca di Doris. Ma davvero Philppe sta cercando Doris? Intendiamo in senso fisico, o non piuttosto la cerca nel labirinto dei ricordi, della sensazioni, dei dubbi?
Ecco l’abilità di Azzalin: sa tenere sospeso il lettore al dubbio. Glielo insinua, lo coccola, gli fa intravvedere la possibilità di una svolta improvvisa e invece dietro la curva non c’è altro che un ulteriore pezzo di strada da fare. Naturalmente, compito del recensore non è svelare le trame né tantomeno i finali, ma in questo caso non si commetterebbe un delitto nel farlo perché il mistero e il finale, volendo, possono spuntare ad ogni pagina, dopo le primissime.
Merito indubbio del narratore che ha scomposto lo stile del noir e lo tramuta in un pretesto. Anche se poi non mancano le sorprese e i colpi di scena.
Dino Azzalin, autore di poesie e di libri di viaggio, oltre che di racconti brevi, mostra di avere nel suo repertorio anche la capacità di sostenere il ritmo del romanzo. Ma soprattutto non cade nel tranello dei luoghi comuni di genere e nemmeno nella scorciatoia di dialoghi fitti e serrati che spesso caratterizzano la produzione più recente del noir.
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