L’ESPOSIZIONE
Oltre la soglia con Matteo Massagrande
L’artista padovano è protagonista alla Galleria Punto sull’Arte di Varese. Il maestro della figurazione contemporanea va oltre la realtà
Predispone le sue tavole utilizzando la tecnica degli antichi maestri, con la preparazione a gesso e colla, seguendo i consigli del trattato di fine Trecento di Cennino Cennini. Conosce a fondo le caratteristiche dei pigmenti, ne studia le reazioni e la durata nel tempo, possiede i trucchi e i segreti dei maestri di bottega, procede per velature sottili e disegna con precisione la griglia prospettica, come facevano i maestri del Rinascimento, perché il dipinto fosse - scriveva Leon Battista Alberti - «una finestra aperta, onde si possa vedere l’historia». Matteo Massagrande dipinge soglie e finestre, balconi che non aprono solo alla realtà concreta, visibile, ma anche «alla dimensione aleatoria di memorie, emozioni, rivelazioni che possono giungere dalle fonti più disparate: impressioni, sensazioni, letture e riflessioni», come scrive Ivan Quaroni nel testo che accompagna la mostra da lui curata presso la Galleria Punto sull’Arte di Varese, realtà fondata e guidata da Sofia Macchi particolarmente attiva non solo nel territorio ma a livello internazionale. Punto sull’Arte ha di recente inaugurato un nuovo spazio espositivo in un palazzo seicentesco nel cuore del centro storico, tra via Albuzzi e vicolo Santa Chiara, per offrire al pubblico un’esperienza espositiva ancora più coinvolgente e rafforzare il dialogo tra arte, città e comunità. Massagrande, maestro della figurazione contemporanea, è il protagonista della nuova mostra di primavera della storica sede di Casbeno. Le opere esposte rivelano la poetica dell’artista padovano, «risultato della fusione di due visioni, quella fenomenica e quella interiore, in costante equilibrio tensivo. Questa condizione liminale si esprime attraverso la scelta di rappresentare luoghi e ambienti che sono spesso simili a soglie, spazi transitivi che segnano un passaggio, un attraversamento fisico o mentale». All’osservatore il compito di oltrepassare la soglia delle sue stanze abbandonate, avendo cura che il pavimento sotto ai piedi non scricchioli, di attraversare ponti gettati sui canali o di affacciarsi a balconi dalle ringhiere in ferro battuto arrugginito dalla salsedine. Memori di una tradizione antica e più recente, vicini forse agli ambienti silenziosi attraversati dalla luce di Edward Hopper, quelli dipinti da Massagrande sono luoghi di passaggio, da percorrere con lo sguardo, da una stanza all’altra, da un interno all’esterno di un balcone o di una veranda, ponti o porti che segnano il passaggio dalla terra al mare. Paesaggi silenziosi, privati della presenza umana, dove solo la luce è l’elemento atteso, capace di disvelare la realtà, di dare forma a emozioni e verità alle cose. Lo stesso artista, scrive Quaroni, ha dichiarato più volte che la luce è più importante dei luoghi rappresentati, nel senso che costituisce il principio fondante di tutte le sue composizioni. Dà vita alle cose, dà forma agli spazi, è una presenza nell’assenza, come nei dipinti del maestro americano degli spazi vuoti e silenziosi.
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