L’INCHIESTA
Rifiuti a Busto Arsizio, un turno con gli operatori
Tra errori e insidie, viaggio nell’universo della raccolta differenziata
La nettezza urbana all’epoca della Tarip: come lavorano gli operatori ecologici di Agesp? Questa mattina, prima che faccia giorno, vediamo da vicino come viene ritirata la nostra immondizia per strada (le immagini sono di Domenico Ghiotto). Sono le 6.30, è buio. Siamo in via Canale 26, sede di Agesp, dove abbiamo appuntamento con Davide Famà (responsabile del reparto di Raccolta) e Claudia Colombo (responsabile del settore Igiene e ambiente). Ci sembra di esserci svegliati presto, ci congratuliamo con noi stessi. Ma il mini esercito degli operatori ecologici è già al lavoro da un pezzo, in giro per Busto a occuparsi dei sacchi esposti sui marciapiedi. Montiamo con Famà e Colombo su una vettura di Agesp, partiamo anche noi. Il piano è semplice: intercettare gli operatori nel vivo della loro attività, prima che la città si svegli sul serio e il traffico renda tutto più complicato.
Via i sacchi non conformi
Su viale Stelvio incontriamo Luca Grieco: 33 anni, di cui 8 passati a fare questo lavoro. «Raccolgo la carta per tre giorni a settimana, gli altri tre faccio l’indifferenziata», spiega, mentre scende dalla portiera destra del furgone. Destra, sì: i veicoli della nettezza urbana hanno il volante al posto del passeggero, così che gli operatori possano scendere a bordo strada in sicurezza, senza passare dalla carreggiata. Oggi è un giorno di indifferenziata. Grieco dà un’occhiata ai sacchi ammassati, subito ne individua uno non conforme: «Questo non è un sacco Agesp, non lo ritiriamo», commenta, e ci appiccica un adesivo rosso su cui spunta a penna la voce: “Rifiuti esposti in contenitori errati”. Il tutto, con tanto di indirizzo, verrà poi annotato su un apposito «rapportino giornaliero», di cui in seguito si occuperà Famà: «Il mio lavoro è mettere il bollino e avvisare il mio responsabile – chiarisce Grieco, lasciando il sacco lì dov’è – Poi sarà lui a prendere provvedimenti». L’operatore passa ai sacchi conformi, quelli chippati. Li prende uno a uno, li avvicina al lettore digitale a lato del furgone, sopra la ruota posteriore destra: i sacchi azzurri vengono così registrati (in vista del calcolo della tariffa puntuale) prima di essere gettati nel compattatore. I sacchetti rossi, invece, vengono presi senza il passaggio dal lettore, perché «non rientrano nel computo della parte variabile della Tarip», spiega Colombo.
Spesso fuori dai bidoni
Grieco racconta di trovare «tante volte» immondizia non conforme, a Busto Arsizio. Ma non solo sacchi: «Spesso trovo rifiuti sparsi, fuori dai sacchi e dai bidoni». E ancora, sono in molti a non suddividere correttamente la spazzatura: «Nella carta trovo di tutto, legno, plastica, vetro. Purtroppo capita». La procedura, in questi casi, è la stessa di prima: attacca il bollino rosso, segna la via sul rapportino e segnala al responsabile. Ma un sacco può essere non conforme anche per altri motivi. Lo scopriamo alla prossima tappa della nostra gita mattutina, mentre il cielo comincia a rischiararsi. Famà è stato contattato da un altro operatore ecologico, in zona Beata Giuliana, con la segnalazione di un’anomalia: «Lui dice che c’è un sacco troppo pesante – riferisce Famà – Ora mi reco sul posto per verificare». Eccoci arrivati: via Madre Teresa di Calcutta, dove conosciamo Matteo Navoni, 28enne che, come Grieco, lavora nel settore da 8 anni. Il peso di un singolo sacco (anche se regolare, con tanto di chip di Agesp) non deve superare i 10 chili, altrimenti non viene ritirato. «Questo per salvaguardare la sicurezza degli operatori», sottolinea Famà, tirando fuori una bilancia pesa-valigie per esaminare il carico sospetto. «La vasca di raccolta del nostro veicolo è molto in alto – spiega Navoni – Solleviamo sacchi tutto il giorno, quindi gli sforzi non devono superare le nostre possibilità». L’esperienza, in genere, aiuta gli operatori a capire da soli il confine tra meno e più di 10 chili. Se però ci sono dubbi, Famà è a disposizione, accorre per l’accertamento. Il sacco indicato risulta infine nella norma, anche se per poco. Ma Navoni, sulla stessa via, ha già notato altri problemi: ci fa vedere molti rifiuti non divisi correttamente, per esempio un sacco giallo con dentro immondizia di diversi tipi, mischiati fra loro. «Il fatto che i sacchi siano trasparenti ci permette di vederci attraverso, per capire a colpo d’occhio se il contenuto è regolare», precisa l’operatore, chiarendo una volta per tutte perché un sacco opaco, come quelli neri che ancora si vedono in giro, non può essere ritirato.
Navoni applica l’adesivo rosso agli incriminati: l’utente dovrà poi riconfezionare a dovere l’immondizia, che solo a quel punto potrà essere raccolta.
Vernice e mobiletti
Da Beata Giuliana passiamo a Sant’Anna. Accostiamo in viale Giotto, dove ci imbattiamo in alcuni scarti anomali, esposti erroneamente insieme a quelli conformi: secchi di vernice vuoti e un mobiletto in plastica, che «sono rifiuti da portare al centro multiraccolta, non adatti alla raccolta porta a porta», ribadisce Famà. In questo caso, l’operatore di turno non è tenuto né a raccoglierli né a bollinarli: semplicemente li lascia lì, sul marciapiede, e l’onere dello smaltimento spetterà poi all’utente. Anche perché «se di qui passa la polizia, chi ha esposto i rifiuti in questa maniera può andare incontro a una sanzione», ricorda Famà. Ripartiamo, sullo sfondo di un’alba che sta giungendo a compimento. Il nostro viaggio volge al termine in via Arnaldo da Brescia, nel punto di scarico della frazione umida, di fianco all’eliporto. Qui facciamo due chiacchiere con Andrea Ferrario, sul campo da più di 20 anni. Il 54enne ci racconta del suo incarico, la raccolta porta a porta dell’organico, dal lunedì al sabato. E anche nell’umido, a quanto pare, sono frequenti gli episodi di non conformità: «Mi capita spesso di trovare vetro, carta e plastica nei contenitori carrellati dei condomini», racconta. Una brutto vizio che, secondo Ferrario, sarebbe sempre più diffuso «da quando è partita la Tarip», forse a causa della confusione di certi residenti sui nuovi criteri di conferimento.
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