LE ESEQUIE
L’addio a Fabio, volato in cielo dopo essere diventato papà
Ai funerali di Fabio Posa, morto nell’incidente di Induno, l’abbraccio della comunità alla compagna Elisa e al loro bimbo
«Non siete soli». È stato il vicario generale della diocesi di Novara, monsignor Fausto Cossalter, ieri mattina, asabato 30 maggio, provare a portare un po’ di conforto alla famiglia di Fabio Posa, il frontaliere di 38 anni morto dieci giorni fa in un incidente in moto nella galleria Madonna del San Bernardino, ad Induno, mentre rientrava dalla Svizzera dopo il lavoro. Originario di Grosseto, Posa si era trasferito nel Varesotto qualche tempo fa per lavorare come commercialista in una azienda oltre confine. E qui aveva deciso di radicare la famiglia che stava costruendo con la compagna, Elisa, che lo scorso anno l’aveva reso papà.
«Amare la vita»
«Continua un giorno alla volta ad amare la vita: Fabio vorrebbe che il bene che avete costruito insieme continui a vivere», le parole che il sacerdote ha rivolto alla donna durante l’omelia dei funerali che la famiglia ha voluto si tenessero nella stessa chiesa venegonese dove soltanto sei mesi fa era stato battezzato il piccolo. «Oggi le parole sembrano fragili, sentiamo tutti un senso di smarrimento che fatica a diventare un pensiero. In tutti noi c’è una domanda: perché, perché proprio adesso?», ha detto monsignor Cossalter. «La fede non cancella il dolore, non toglie le lacrime. Ci sono momenti in cui persino la speranza sembra vacillare, ma la parola biblica ci dice che anche dentro il buio più grande Dio non smette di esserci. Osiamo credere che l’amore che Fabio ha donato non è cancellato».
Gli amici venuti dalla Toscana
Nella navata accanto a mamma Elvira, gli amici di sempre venuti dalla Toscana, i parenti da Grosseto e dal Piemonte, dove è cresciuta Elisa, ma anche tanti colleghi della zona che avevano imparato a conoscere Fabio e la sua compagna dopo il loro trasferimento in Lombardia. Presenti alla funzione anche la direttrice e le maestre dell’asilo del paese e una rappresentanza degli alpini da Piemonte e Lombardia «per far sentire tutta la nostra vicinanza» alla famiglia dei giovani.
Il battesimo del bimbo
«Siamo qui insieme perché vogliamo essere comunità», ha ricordato dall’altare il parroco di Venegono, don Roberto Rossi, che aveva conosciuto Fabio e la compagna durante il percorso di preparazione al battesimo del loro bimbo. E come avevano già fatto nei giorni scorsi gli amici toscani, anche in paese sta partendo una cordata di solidarietà per aiutare i Posa ad affrontare questo momento terribile, reso ancora più difficile dalla lontananza dalle famiglie di origine. «Ci stiamo muovendo», ha confermato ieri una conoscente venegonese, mentre online resta aperta la raccolta di fondi avviata dagli amici di Grosseto. «Cercavano di inserirsi in paese», aveva spiegato subito l’incidente mortale un’abitante di Venegono, dove Fabio si faceva riconoscere per la sua inseparabile macchina fotografica con cui partecipava alle feste e agli eventi di paese.
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