ROMA
Confindustria: 'Indicatori tutti negativi, senza stop guerra rischi stagnazione o peggio'
(V. '++ Confindustria, 'lo scenario continua a... ' delle 10:11)
(ANSA) - ROMA, 20 MAG - "Gli indicatori stanno talmente tanto
procedendo verso il negativo che, se non si ferma al più presto
questa guerra, se non si fermano i suoi impatti, rischiamo di
precipitare molto rapidamente in uno scenario che è quello di
stagnazione, per ora, se non qualcosa di peggiore", avverte il
direttore del centro studi di Confindustria, Alessandro Fontana,
commentando con l'ANSA - a margine del Festival dell'Economia a
Trento - l'analisi sulla congiuntura economica diffusa oggi
dagli economisti di viale dell'Astronomia.
"Se superiamo l'estate così", senza uno stop alla guerra ed
una riapertura dello stretto di Hormuz, "ci avvicineremo molto
allo scenario recessivo", sottolinea richiamando le ultime
previsioni di crescita del centro studi che hanno delineato
diversi scenari, in peggioramento in base alla durata della
guerra. Con giugno, arriviamo al secondo scenario con un rischio
di crescita zero in Italia.
"Tutti gli indicatori vanno esattamente come ci aspettavamo,
tutti quanti in negativo", rileva il capoeconomista di
Confindustria: "Fiducia, tassi di interesse, investimenti,
consumi... Vediamo anche qualche segnale positivo: è quello
dell'export, perché le imprese sono brave a individuare altri
mercati di destinazione. Per il resto, al momento non si vedono
altri segnali positivi".
Dal centro studi di Confindustria, oggi, anche un focus
sull'attuazione del Pnrr, 'cruciale per la crescita', ma "con
l'estate finirà anche quello. Quindi, anche questo è un altro
elemento di grossa preoccupazione. Ancora adesso ci sta dando un
po' di sostegno, però quando finisce abbiamo finito".
L'intervento al festival dell'Economia, organizzato dal
gruppo Il Sole 24 Ore con Trentino Marketing per la provincia
autonoma di Trento, è sull'impatto dei dazi. "Avviare una guerra
commerciale è soltanto autodistruzione, quindi conviene non
farlo", dice Fontana riferendosi alla posizione dell'Europa. Non
si vede un impatto sull'export verso gli Stati Uniti, che nel
2025 sul 2024 è anche in crescita. "Qualche impatto c'è
soprattutto dal punto di vista della riorganizzazione della
produzione, cosa che non vediamo ancora oggi: probabilmente il
processo si sta muovendo sotto traccia. C'è un riassetto".
(ANSA).
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