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Innovazione indispensabile anche se servono risorse
L’economista Carlo Cottarelli spiega come si possa impiegare l’Intelligenza artificiale sul fronte della spending review. Una sfida che implica anche investimenti importanti
Carlo Cottarelli è rimasto nell’immaginario collettivo come l’esperto che usa le forbici, che taglia i costi inutili e che cerca di rimettere in sesto le finanze traballanti di quest’Italia sprecona. Ci aveva provato quando fu chiamato a ricoprire l’incarico di commissario alla spending review, torna ora su quegli argomenti mentre il mondo è cambiato. Ma identiche restano le esigenze, nel pubblico e nel privato, per provare a costruire un Paese vincente.
Dunque, quanto conta l’innovazione tecnologica per mettere in atto quel processo di sburocratizzazione e di risparmio di risorse che tutti auspicano? «Tanto, ma bisogna arrivarci». Il tema è proprio questo e Cottarelli lo sottolinea senza peli sulla lingua: «Gli investimenti sono necessari per poter imboccare la strada del rinnovamento. È indispensabile il miglioramento del servizio, anche se per arrivare a questo obiettivo bisogna attingere a nuove risorse. Ma solo così è possibile mettere in atto quel percorso virtuoso che permette di innalzare il livello della produttività e, naturalmente, di migliorare il nostro standard».
Insomma, non si può risparmiare sull’innovazione ma quei soldi torneranno indietro. Le aziende possono compiere quel passo avanti che tutti sperano solo intraprendendo questa strada. Ed è così che può aumentare la produttività. Cottarelli fa pure qualche esempio virtuoso: «Sono appena stato in Spagna a visitare l’ala nuova di un campus che è nata in pochi mesi grazie a un’avveniristica programmazione e a norme d’intervento chiare e semplici. A Milano sono anni che l’Università Cattolica sta attendendo per intervenire sullo stabile posto di fronte a largo Gemelli». Innovazione, quindi, deve fare rima con tempi rapidi e con soluzioni vincenti. Di mezzo, invece, c’è un mostro grande come una casa che si chiama burocrazia.
Le aziende, quindi, possono mettere in campo tutti gli strumenti che vogliono in ambito digitale e di intelligenza artificiale ma questo processo viene meno se l’Italia non riesce a fare il salto di qualità sul fronte dell’abbattimento degli ostacoli di natura tecnica e strutturale che imprigionano ogni novità. L’esempio, allora, va al Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza) che ha potuto esprimere il proprio grande potenziale di fiducia in epoca post Covid. Poi si è perso per strada con investimenti «che non hanno aumentato la produttività» e con opere che, ora, rischiano di non essere finanziate per intero se i lavori proseguiranno oltre il limite imposto dalla normativa europea.
Un Paese arretrato, dunque, l’Italia, su queste delicatissime tematiche. L’economista non esita a mostrare i difetti di un sistema che predica l’innovazione ma è ancora legato mani e piedi a schemi vecchi e superati. E ora rischia un ulteriore travaso di risorse se andrà in porto – come sembra – il piano di riarmo europeo. «Secondo me è un’esagerazione», fa presente Cottarelli. Sottolineando che «l’osservatorio dei conti pubblici consiglia molta cautela in Italia» e, al di sopra di ogni coloritura politica, bisogna tenere gli occhi aperti per condurre questo nostro mondo verso un futuro migliore. Cominciando, proprio come si diceva in principio, dall’innovazione.
Le aziende, dunque, sono chiamate a fare la loro parte. Ma a nulla servirà se, di pari passo, il Paese non migliorerà le proprie condizioni d’investimento, distruggendo la burocrazia. Come si dice: uomo (Stato) avvisato, mezzo salvato. Parola, in questo caso, di Cottarelli.
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