IL CASO
Lasciato dall’amante, la perseguita per anni
«Sei la mia ossessione»: 54enne a processo per stalking
Dopo quindici anni di relazione clandestina, lui - di fronte a un aut aut imposto dalla donna segreta - sceglie la moglie. Allora l’amante, stanca di fare la “riserva”, decide di dare un taglio alla storia. Ma l’uomo non ci sta e inizia a perseguitarla, tanto che lei è costretta a cambiare casa e abitudini.
È questa, secondo la ricostruzione dell’accusa, la “trama” della vicenda approdata ieri mattina in Tribunale. Imputato di stalking è un cinquantaquattrenne per il quale il pubblico ministero Davide Toscani ha chiesto la condanna a due anni di reclusione. Richiesta condivisa dalla vittima (parte civile con l’avvocato Maria Petra Marotta), ma ovviamente non dai difensori, Barbara Chelazzi e Fabio Bascialla, secondo i quali il dibattimento non ha dimostrato le «condotte reiterate» e lo «stato d’ansia e paura» lamentati della donna. La cui denuncia - è la tesi dell’imputato - sarebbe una ritorsione per la scelta dell’uomo che ha preferito la famiglia alla partner “nascosta”, stufa di quel ruolo. A luglio la sentenza del giudice Letizia Bibbiani.
«Ti amo... Devi morire»
«Sei la mia ossessione», ammetteva in uno degli sms inviati alla donna, classe 1973, e finiti nel capo d’imputazione. I fatti risalgono al periodo 2019-2023 e si snodano tra Varese, Tradate e Malnate. Anni in cui, stando alle denunce, dopo essere stato scaricato, lui ha molestato la ex con messaggini, pedinamenti e appostamenti davanti a casa o sul luogo di lavoro. Messaggini a volte affettuosi («Ti amo e ti amerò per sempre... ti sogno spesso... ti penso sempre»), a volte minacciosi («Sei una bastarda... te la faccio pagare... devi morire tu e tutta la tua famiglia»). «È vero, da alcuni episodi emerge una volontà di riconciliazione, ma sempre “braccando” la persona offesa», ha sottolineato il pm. Al punto che alla fine, temendo per la propria incolumità, la donna andò a vivere in un’altra città e cambiò anche diverse abitudini, tra cui il parrucchiere di fiducia. Non solo: per non lasciarla sola di notte, un’amica si trasferì a casa sua.
«Nessun pedinamento»
La difesa ha invece contestato il numero di episodi, parlando di solo una decina di messaggi in circa cinque mesi e negando appostamenti e pedinamenti («Soltanto una volta si è presentato sotto la sua abitazione»). Per mettere in dubbio l’attendibilità della 53enne, infine, l’imputato l’accusa di aver smentito la relazione con l’amica arrivata in suo soccorso, che sarebbe invece stata confermata da alcuni testimoni.
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