BINGE WATCHING
Nostalgia dei social lenti di una volta
Siamo costretti ad accelerare: prima si posta e poi, forse, si pensa
Accelerazione. Non tanto tecnologica - quella ormai la diamo per scontata - quanto emotiva. Ogni piattaforma social ci spinge a reagire più in fretta, commentare più in fretta, indignarsi più in fretta. Il risultato? Un riflesso condizionato collettivo, dove prima si posta e poi, forse, si pensa. Il tema è l’ennesima evoluzione degli algoritmi che, come abbiamo scritto qualche settimana fa, tendono a premiare contenuti “autentici”. Ovvero: video girati male, confessioni notturne e opinioni non richieste. Più sembri spontaneo, più sei strategico. Un paradosso che renderebbe orgoglioso qualsiasi esperto di marketing… e un po’ perplesso chiunque abbia ancora un minimo di autoconsapevolezza. Nel frattempo, cresce la nostalgia per i social “di una volta”, quando si litigava per un poke su Facebook o per una foto sfocata su Instagram.
Oggi invece la competizione è su chi riesce a trasformare la propria vita quotidiana in una serie tv degna di binge watching. Anche fare colazione richiede ormai una narrativa, possibilmente con colpo di scena.E poi c’è il fenomeno degli “esperti universali”: utenti che, nel giro di 24 ore, passano dall’analisi geopolitica ai consigli nutrizionali, fino alla recensione di aspirapolveri. Il tutto con la stessa sicurezza granitica. D’altra parte, sui social la competenza è opzionale.
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