BA FILM FESTIVAL
“Quasi a casa”: il viaggio di Caterina tra sogno e realtà
Al Teatro Manzoni di Busto Arsizio la proiezione del film d’esordio della regista romana Carolina Pavone
Un viaggio sospeso tra sogno e realtà, tra desiderio e incertezza: Quasi a casa, esordio cinematografico della trentenne romana Carolina Pavone, è stato proiettato questa mattina – mercoledì 2 aprile – al Teatro Manzoni di Busto Arsizio, alla presenza anche della regista. Tra i produttori del film anche da Nanni Moretti, con cui Pavone ha avuto modo di lavorare prima di studiare cinema.
IL FILM
Diviso in tre parti – Non guardare giù, Il futuro comincia lentamente e Quasi a casa – il film racconta le fasi cruciali della giovinezza di Caterina (interpretata da Maria Chiara Arrighini). La ragazza sogna di diventare musicista ma vive schiacciata dal confronto con la sua icona, Mia Jerome (Lou Doillon). Proprio il fortuito incontro con Mia metterà Caterina su un percorso formativo ambiguo e introspettivo, avvolto da una fotografia personalissima, dalle tinte vivide eppure mai troppo terse, volta a simulare la pellicola analogica, come spiega Pavone: «Avrei voluto girare in pellicola; poi con il direttore della fotografia abbiamo trovato un filtro che restituisce una grana meno digitale». Una scelta tecnica non banale, per una storia che ha ben poco di ordinario. Il rapporto tra le due protagoniste non è il classico binomio maestro-apprendista, sfuggendo a ogni classificazione: «Non sono amiche, non sono madre e figlia, non sono mentore e allieva», osserva Pavone, nel raccontare cosa le ha fatto credere che questa storia meritasse di essere girata.
ASSISTENTE DI NANNI MORETTI
Stimolante il dibattito con gli studenti presenti alla proiezione, tra cui qualcuno chiede alla giovane regista se entrare nel mondo cinema sia davvero così difficile: «Non lo so – risponde Pavone in tutta sincerità –, ma se hai chiaro cosa vuoi, ci sono tanti percorsi che puoi seguire. Il mio consiglio, per cominciare, è di avvicinarsi a Roma». Quanto al percorso di Pavone, è lei stessa a definirlo «un po’ strano»: «Conobbi Nanni Moretti andando a fare un provino come attrice per “Mia madre”, e invece ricevetti la proposta di collaborare a quel film come sua assistente alla regia. È su quel set che ho capito che non avrei voluto fare altro che quello». Ed è appunto dalla sua esperienza personale ha origine questa notevole opera prima: «Quasi a casa nasce da quello che ho vissuto poco dopo il liceo classico. L’incontro con Moretti mi fece capire che potevo davvero fare cinema. Solo dopo l’occasione sul set di Mia madre ho studiato al Centro Sperimentale di Roma».
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