NAPOLI
Terra dei fuochi, confisca da 205 milioni per i fratelli Pellini
(ANSA) - NAPOLI, 04 MAR - Il Tribunale di Napoli (presidente
Teresa Areniello) ha disposto una confisca da 205 milioni di
euro per i fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini,
imprenditori nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio
di rifiuti urbani e industriali. Il Gico del Nucleo PEF della
Guardia di Finanza di Napoli ha messo i sigilli a 8 aziende tra
Napoli, Frosinone e Roma, 224 immobili tra Napoli, Salerno,
Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone; 75 terreni; 70 rapporti
finanziari, 72 auto, 3 barche e 2 elicotteri. Secondo le
indagini parte delle loro ricchezze sono frutto del traffico
illecito di rifiuti nella cosiddetta 'Terra dei Fuochi'.
Il provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione
del Tribunale di Napoli (presidente Teresa Areniello) per
complessivi 204.914.706 euro rappresenta l'epilogo di un lungo
giudiziario risalente al 2017 nel corso del quale era
intervenuta nel 2024 una sentenza della Cassazione che aveva
ordinato la restituzione dei beni ai Pellini per un vizio
formale.
Le indagini della Dda di Napoli hanno però confermato la
pericolosità "qualificata" dei Pellini derivante dal traffico
illecito di rifiuti perpetrato nella "Terra dei Fuochi" dai
quali è conseguita la loro condanna definitiva per disastro
ambientale, evidenziando una marcata sproporzione tra i beni
posseduti e i redditi dichiarati e, di conseguenza, la confisca
dei beni.
Dopo una prima confisca nel 2019, confermata in appello nel
2023, nell'aprile 2024 la Corte di Cassazione aveva annullato il
provvedimento per vizi di carattere formale, disponendo la
restituzione dei beni.
La Procura di Napoli ritenendo tuttora sussistenti i
presupposti della misura e permanenti gli elementi di
pericolosità qualificata e di sproporzione patrimoniale, ha
quindi disposto una nuova e approfondita ricognizione
patrimoniale, estesa anche ai nuclei familiari.
Nel maggio 2024 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale
di Napoli ha nuovamente sequestrato i beni e, con decreto
depositato il 19 febbraio 2026, all'esito dell'istruttoria
camerale, ha disposto la confisca, ribadendo la perdurante
pericolosità qualificata dei proposti, la strutturale e
significativa sproporzione tra il patrimonio accumulato nel
tempo e i redditi leciti dichiarati e l'inidoneità delle
giustificazioni difensive atte a dimostrare, in modo plausibile
e documentalmente riscontrabile, la provenienza delle risorse
impiegate. (ANSA).
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